Paura per nuovo referendum Scozia, sterlina a fondo

27 febbraio 2017, di Daniele Chicca

La sterlina britannica ha preso con decisione la strada dei ribassi nella prima seduta della settimana sui mercati valutari, scivolando ai minimi dal 17 febbraio. Il mercato è innervosito dalla possibilità che si tenga un altro referendum sull’indipendenza scozzese, anche perché gli operatori non hanno dimenticato quanto pesante è stato il calo della divisa a inizio settembre 2014, in occasione del voto precedente.

Secondo gli analisti dietro allo sbandamento della valuta inglese ci sarebbe un articolo del Times of London in cui si specula sul fatto che la primo ministro Theresa May si stia preparando all’eventualità che il governo scozzese indica un secondo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito, un voto popolare che si terrebbe in contemporanea con il ricorso di Londra all’articolo 50.

L’articolo 50 è il testo fondamentale del Trattato di Lisbona, che consente di avviare formalmente il processo di abbandono dell’area dell’Unione Europea da parte di uno dei suoi Stati membri. Entro fine marzo il governo dei conservatori guidato da May spera di poter avviare le trattative con le autorità europee, che non dovranno durare oltre due anni, per la rinegoziazione dei trattati commerciali tra i due blocchi.

La Scozia aveva già indetto un referendum sull’indipendenza del paese, che non era pero’ stato approvato dalla popolazione. Uno dei motivi per i quali i cittadini scozzesi avevano deciso di restare a fare parte del Regno Unito era proprio la paura di perdere accesso al mercato unico, all’unione doganale e agli altri vantaggi dell’Ue.

Sui mercati al momento la sterlina cede lo 0,4% a quota 1,2410 dollari. In precedenza aveva testato i minimi dal 17 febbraio di 1,2392.

 

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