Paradise Papers e Panama Papers: le differenze

15 novembre 2017, di Livia Liberatore

Due inchieste giornalistiche internazionali, due fascicoli di documenti confidenziali diffusi dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi. I Panama Papers sono stati pubblicati per la prima volta ad aprile del 2016, i Paradise Papers il 5 novembre del 2017, in contemporanea sui giornali partner del Consorzio, The Guardian, New York Times, Le Monde, Süddeutsche Zeitung e l’Espresso. Entrambe le inchieste rivelano informazioni sui conti offshore di aziende e personaggi del mondo della politica, dell’economia, dello sport, del cinema e dello spettacolo che cercavano di evadere le tasse nascondendo le proprie ricchezze nei paradisi fiscali. Ma attenzione a non fare confusione: i file dei Paradise Papers ampliano le rivelazioni fatte nei Panama Papers e hanno per oggetto anche nuovi paradisi fiscali tra cui le Isole Cayman e le Bermuda.

Paradise Papers

Si tratta di 13,4 milioni di file che il giornale Süddeutsche Zeitung ha ottenuto da due società specializzate in servizi offshore: lo studio legale Appleby, con sede nelle Bermuda e filiali in nove paradisi fiscali, e la società di consulenza finanziaria Asiaciti, con base a Singapore e sedi in sette paradisi come Isole Cook, Hong Kong, Panama e Samoa. L’inchiesta prende in considerazione il periodo temporale che va dal 1950 al 2016. Le giurisdizioni fiscali da cui provengono e alle quali si riferiscono i documenti sono in tutto 18: Antigua & Barbuda, Aruba, Bahamas, Barbados, Bermuda, Cayman Islands, Cook Islands, Dominica, Grenada, Labuan, Libano, Malta, Isole Marshall, St. Kitts & Nevis, Saint Vincent, Samoa, Trinidad & Tobago, Isole Vanuatu.

Tanti i nomi di personalità pubbliche che sono stati trovati sui Paradise Papers: dai cantanti Bono e Shakira alla Apple fino alla regina Elisabetta II di Inghilterra con circa dieci milioni di sterline investite in un fondo delle isole Cayman e provenienti da una delle sue proprietà, il ducato di Lancaster. Sono state svelate anche alcune operazioni che mostrano i legami con la Russia del presidente Vladimir Putin di Wilbur Ross, segretario al Commercio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e di aziende come Twitter e Facebook. I giornalisti del Consorzio investigativo hanno rivelato un trust riconducibile al tesoriere del presidente canadese Justin Trudeau e un altro all’ex generale statunitense Wesley Clark. Coinvolti anche George Soros, e il co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, amico di Bill Gates.

Fra gli italiani sono stati trovati i nomi della famiglia Rovelli, dei Crociani e del finanziere Andrea Bonomi. L’inchiesta, a cui ha partecipato anche il programma Report in quanto nuovo partner del Consorzio internazionale, ha riguardato anche Silvio Berlusconi, che avrebbe fatto ricorso allo studio legale Appleby dopo aver acquistato nel 1999 uno yacht da Rupert Murdoch.

Panama Papers

I Panama Papers sono undici milioni e mezzo di documenti provenienti dallo studio legale Mossack Fonseca con sede a Panama e filiali in tutto il mondo, che gestiva la creazione di società offshore. L’indagine si concentra sul periodo fra il 1970 e la primavera del 2016.

Sui documenti sono stati trovati i nomi di molte personalità politiche. Transazioni finanziarie per più di due miliardi di dollari sono state gestite da uomini d’affari legati al presidente russo Vladimir Putin grazie a società offshore del network di Mossack Fonseca. Coinvolti anche il padre dell’ex Primo ministro britannico David Cameron, il fondatore del Front National francese Jean-Marie Le Pen, il presidente ucraino Petro Poroshenko, collegato a una società delle British Virgin Islands creata nel 2014, durante lo scontro politico e militare con la Russia. Secondo i Panama Papers, uno degli yacht del re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud è intestato a una società di Panama costituita con l’assistenza dello studio Mossack Fonseca. La pubblicazione dei documenti ha portato alle dimissioni del premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson, coinvolto nello scandalo. Citati i nomi anche di personaggi del mondo del calcio, come Michel Platini e Lionel Messi.

Fra gli italiani, sono stati trovati i conti offshore dell’attore Carlo Verdone, di Barbara D’Urso, Luca Cordero di Montezemolo, lo stilista Valentino Garavani, l’armatore Giovanni Fagioli, l’ex pilota di Formula Uno Jarno Trulli.

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