PA: età e stipendi sopra la media, rendimento da ultimi posti

18 luglio 2017, di Francesco Puppato

Dopo i dati sulla corruzione, percepita in Italia al 90%, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) punta i riflettori sulla pubblica amministrazione (PA) dei Paesi Membri. La situazione italiana che si delinea è davvero poco rassicurante. Dipendenti avanti con l’età, dirigenti strapagati e una diffusa insoddisfazione da parte dei cittadini.

Questo è quanto emerge dal rapporto “Government at a Glance” svolto, appunto, dall’OCSE.

Lo studio mira ad analizzare i differenti fattori che caratterizzano lo scenario sociale, politico ed economico di un paese. Per quanto riguarda la forza lavoro pubblica, nel 2015 l’Italia è stato il Paese con la più alta percentuale di impiegati aventi un’età al di sopra dei 55 anni nella pubblica amministrazione (45% contro il 24% medio) e la minore proporzione (2%) di giovani in età compresa fra i 18 ed i 34 anni che lavorano per il Governo centrale.

Il dato invita l’Italia a pianificare in maniera intelligente ed attenta la propria forza lavoro pubblica, per evitare che il pensionamento massiccio dei dipendenti non porti ad una perdita di memoria istituzionale, la quale comporterebbe un più basso livello di qualità dei servizi pubblici. Di contro, personale troppo anziano potrebbe avere difficoltà a soddisfare le esigenze dei cittadini tramite l’utilizzo di meccanismi e strumenti sempre più digitalizzati ed interessati da un taglio internazionale anche dal punto di vista linguistico (l’inglese è di fatto parte integrante del vocabolario o perlomeno lo sono molti termini tecnici).

Analizzando i numeri relativi ai livelli retributivi, l’Italia non occupa comunque una posizione privilegiata. I senior manager italiani (ovvero i più alti dirigenti della PA) guadagnavano nel 2015 un compenso annuo lordo pari a 395.400 dollari.

Tale soglia poneva l’Italia al più alto gradino dell’OCSE, seconda solamente all’Australia, contro una media pari a 231.500 dollari. Il discorso non si ferma solamente alle cariche più alte; anche per le mansioni di segreteria la PA italiana è più generosa della media OCSE.

Il tutto è invece invertito quando si tratta di compensi dei professionisti, vale a dire i dipendenti pubblici le cui peculiarità sono le competenze tecniche, che guadagnano quasi 20mila euro in meno rispetto alla media OCSE (67.900 contro 88.700 dollari).

Stupiscono, purtroppo ancora in negativo, anche i tempi della giustizia italiana rispetto ai parametri internazionali: nel nostro Paese ci vogliono mediamente infatti oltre 2 anni e mezzo per le cause amministrative, contro i soli 4 mesi della Svezia.

Ovviamente la situazione sopra descritta non può che essere poco apprezzata dai cittadini. Nel 2016, stando sempre al rapporto OCSE, solamente il 49% degli italiani intervistati nei sondaggi si dichiarava soddisfatto dei servizi pubblici.

La sfiducia primeggiava, oltre che nel già citato sistema giudiziario, nei servizi sanitari e scolastici.

La fiducia nel governo nazionale nel 2015 è scesa dal 30% al 24%: è più bassa solamente in Grecia e in Cile.

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