O’Sullivan: “Più ottimisti sulle borse. Ma i tassi tedeschi..”

17 novembre 2017, di Pieremilio Gadda

Fiducia sulle borse. Giudizio positivo sui bond dei Paesi emergenti in valuta locale e sul real estate. Promosso il settore industriale. Bocciati i consumi discrezionali. Sono le coordinate della strategia definita da Credit Suisse la settimana scorsa, in occasione dell’ultima riunione della divisione International Wealth Management, guidata da Michael O’Sullivan, pubblicata in esclusiva da Wall Street Italia. Le borse hanno già corso molto nel corso del 2017. Wall Street guadagna il 15%. L’Msci world il 16%, la metà dell’Msci emerging markets, che fa più 30%. Ma la decisione di portare le azioni ad outperform è supportata da “un certo numero di nuovi fattori”.

Michael O’Sullivan ne cita quattro. Primo, l’allargamento della ripresa economica globale, testimoniata dalle ripetute revisioni al rialzo delle stime di crescita. Secondo, la dinamica degli utili che, dice il capo degli investimenti, “ha registrato un cambiamento di passo nella corporate guidance: i «beat» per le entrate sono al livello più alto in tre anni negli USA e in Giappone”. Il terzo fattore è legato alle riunioni delle banche centrali delle ultime quattro settimane, che hanno confermato un orientamento da colomba, sia lato Bank of England che Banca Centrale Europea. “Nessuna delle due – osserva O’Sullivan – ritiene che il «cambio della guardia» alla Fed si sia dimostrato destabilizzante per i mercati”. Infine, c’è un fattore stagionale: “la fine dell’anno tende a essere un periodo stagionalmente forte per le azioni e la recente solidità delle classi di investimento come il petrolio può trasmettersi alle azioni. Vale anche la pena ricordare che le prospettive tecniche sono migliorate per le azioni, specialmente in Giappone, dove il nostro recente giudizio outperform procede positivamente”.

Il cio dichiara altri cambiamenti intervenuti nell’asset allocation: un upgrade a positivo del debito dei mercati emergenti in valuta locale e delle divise dei Paesi meno sviluppati, giustificato da un ampio divario tra i tassi d’interesse delle economie avanzate e quelli degli emerging markets. “In ambito azionario, operiamo un upgrade del settore industriale declassando al contempo il settore più costoso dei consumi discrezionali. Nelle categorie di investimento alternative, gli immobili spiccano in termini di fondamentali e li modifichiamo in positivi”.

Dall’analisi di O’Sullivan sembra trapelare inoltre qualche preoccupazione sulla locomotiva tedesca. Nell’ultima relazione annuale appena pubblicata, il Consiglio degli esperti della Germania avverte che l’economia del Paese si sta surriscaldando.

“Gran parte delle prove nel mercato del lavoro lo confermano”, chiosa il cio.

Eppure i rendimenti dei Bund sono ancora schiacciati a 37 punti base dal programma di acquisti della Banca Centrale Europea. Un’evidente anomalia che, a detta di qualche analista, prima o poi innescherà una violenta correzione. Non mancano altri fattori di rischio. O’Sullivan suggerisce di monitorarne alcuni in particolare: l’inclinazione della curva dei rendimenti statunitensi, gli spread high yield e la politica in Venezuela, Spagna, Medio Oriente e Corea del Nord.

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