Oro, possibili pressioni al ribasso da meeting banche centrali

13 giugno 2018, di Daniele Chicca

L’oro ha scambiato sin qui oscillando fra due forze opposte: da un lato, la possibilità di aumentare i tassi di interesse globale ribassista per i prezzi dell’oro, e, dall’altro, le preoccupazioni per le sanzioni commerciali degli Stati Uniti contro la Cina, i paesi NAFTA e l’UE, nonché per l’esito del vertice USA-Corea del Nord sulla denuclearizzazione.

Dopo i dati economici americani più solidi del previsto, in particolare il tasso di disoccupazione di maggio, sceso al 3,8%, minimo da 18 anni, ci si aspetta che la Fed alzi i tassi d’interesse nella prossima riunione del 12-13 giugno. Nella riunione di politica monetaria del 14 giugno, la BCE potrebbe anche annunciare il ritmo con cui uscirà dal programma QE. Due eventi che potrebbero pesare sui prezzi dell’oro, secondo Névine Pollini, Senior commodity analyst di Union Bancaire Privée (UBP).

Il vertice del G7, tenutosi in Canada alla fine della scorsa settimana, non ha dato alcuna risposta ai problemi del commercio globale, e sembra aggravarsi in una crisi quasi politica, poiché l’imprevedibile presidente Trump ha lasciato la riunione offeso, minacciando di imporre tariffe ancora più elevate (sulle auto per esempio). Il vertice tuttavia non ha creato una domanda di beni rifugio o prestato alcun sostegno al prezzo dell’oro.

Ora i mercati attendono la scadenza fissata dalla Cina per gli Stati Uniti nella loro controversia commerciale, in quanto la Cina ha recentemente avvertito che intende adottare misure di ritorsione annullando tutti gli accordi commerciali e di altro tipo qualora gli Stati Uniti continuino a voler applicare le tariffe dopo la scadenza del 15 giugno. Il presidente Trump e Kim Jong-un hanno firmato un accordo per la denuclearizzazione completa della Corea del Nord, aprendo la strada a un “regime di pace” nella penisola coreana, anche se la strada sarà lunga e accidentata.

Ma tutti gli occhi sono puntati sulla riunione del FOMC di oggi, in quanto la Fed è quasi scontato che alzerà il tasso di interesse al di sopra del tasso di inflazione (core PCE, la misura preferita dalla Fed dell’inflazione) per la prima volta da molto tempo; secondo Pollini è “un’altra ragione per essere cauti sull’oro“. Il tutto mentre la Bce si appresta con ogni probabilità a virare verso un approccio di Quantitative Tightening.

Detto questo non tutti gli analisti sono pessimisti e c’è chi pensa che i prezzi attuali dell’oro siano convenienti e in futuro il metallo prezioso è destinato a rafforzarsi. L’analista tecnico Ronald Stoeferle giudica “estremamente vantaggiosi” i valori cui scambia l’oro.

Guardando alla media mobile dell’indice di fiducia nell’oro, si scopre che il “bullish sentiment” è ai minimi in più di 18 mesi di tempo. Anche le ricerche su Googlebuy gold sono ai minimi, per la precisione ai livelli più bassi in un decennio. Il metallo ha fatto un passo indietro ultimamente e scambia appena sopra la media mobile a 20 mesi, una posizione che in passato si è rivelata difficile da tenere.

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