Oro, Gundlach: “qualcosa di grosso sta per accadere”

25 aprile 2018, di Daniele Chicca

Il Re dei Bond è convinto che i prezzi dell’oro, i quali dal punto di vista tecnico sono riusciti a portarsi sopra la fascia ribassista, si apprestano a violare una resistenza importante al rialzo. “è entusiasmante: qualcosa di grosso sta per accadere”.

“L’oro sta mantenendo un trend al rialzo sopra la media mobile a 200 giorni”, un andamento che è “estremamente positivo“, ha dichiarato Gundlach durante un evento, la 2018 Sohn Investment Conference, organizzato a New York per i clienti del suo fondo.

Il manager, che per DoubleLine Capital gestisce più di $119 miliardi di asset, prevede un incremeneto di anche mille dollari per le quotazioni del bene rifugio per eccellenza. Questo perché, basandosi su un’analisi tecnica classica, si vede “un’energia esplosiva” pronta a manifestarsi, visto “l’enorme bottom delle figura testa spalla”.

“Non è una previsione, lascerò che sia il mercato a dimostrarsi all’altezza”.

Il fondatore e CEO di DoubleLine Capital di nuovo espresso un certo scetticismo sul fatto che il mercato si trovi in una fase di fine ciclo e di conseguenza ha espresso dubbi sulle potenzialità del mercato obbligazionario americano. Anche con tassi decennali sopra il 3%, secondo quanto riferito da Jeff Gundlach ai suoi clienti, per lui i Treasuries non sono attraenti.

Il Re dei Bond, come è stato battezzato da Barron’s nel 2011, ha detto di non aver alcuna fretta di comprare titoli di Stato statunitensi e in generale i bond, perché prevede che, sulla base degli ultimi dati sull’inflazione (il manager cita nello specifico i numeri dell’indice di fondo dei prezzi al consumo americani e l’indicatore della Fed di New York sull’inflazione sottostante) l’inflazione si surriscalderà ulteriormente in Usa. Questo non farà che schiacciae ancora di più i prezzi dei Treasuries.

Il gestore ritiene che alcuni degli indici più importanti sullo stato di salute dell’economia fanno pensare che l’inflazione possa raggiungere in futuro il 3%, azzerando il differenziale con il valore attuale dei tassi a dieci anni. Anche se l’inflazione potrebbe effettivamente non arrivarci (dipenderà dalle mosse della Federal Reserve, che ha intenzione di accelerare il ciclo di strette monetarie per mettere un freno ai prezzi) “è sensato aspettarsi un livello più alto di quello attuale”.

Gundlach ritiene che i Treasuries Usa non siano ancora attraenti e che il “quantitative tightening” della Fed, che spinge le grandi aziende Usa a rimandare i tentativi di finanziamento sui mercati e quindi l’emissione di bond, abbia avuto un impatto forte sui mercati obbligazionari.

Affrontando un’altra questione calda, quella dei costi di finanziamento in dollari che stanno crescendo, Gundlach ha avvisato che i rendimenti continueranno a salire, dal momento che gli investitori stranieri saranno sempre più riluttanti a comprare titoli di Stato americani, con il trentennale che è il meno economico tra tutti i bond governativi.

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