Sentiment negativo. Allora perchè azioni sono ai massimi di sempre?

7 ottobre 2016, di Tony Finding (M&G)

L’indice S&P 500 è salito vicino a livelli record, ma questo fenomeno non sembra accompagnato da un aumento evidente dell’ottimismo sulle future sorti delle società. Anzi, a giudicare dalla mia casella di posta in entrata, il coro della tragedia incombente si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi. L’S&P 500 in rialzo in questo clima cupo sembra un paradosso.

Un’osservazione più attenta dell’umore del mercato può aiutarci a capire il ragionamento sotteso al rischio attualmente scontato dal mercato.

Possiamo immaginare l’umore di mercato, o sentiment, come l’insieme degli stati emotivi degli investitori in un determinato momento. Si manifesta nel tono del mercato, quindi si differenzia dalla pura analisi tecnica, che si occupa soltanto di studiare l’andamento passato dei prezzi.

Ai vecchi tempi, misurare il sentiment consisteva in sostanza nell’osservare in che direzione tirasse il vento sulla stampa e nel seguire i movimenti di fattori come il momentum, i volumi di scambio e i prezzi delle opzioni, magari buttando un occhio ogni tanto a qualche sondaggio degli investitori. Oggi è diventato una cosa da scienziati.

Negli ultimi dieci anni, sono stati fatti progressi stupefacenti nell’uso della tecnologia per l’analisi del sentiment e oggi molti sistemi utilizzano software analitici sofisticati che applicano tecniche di elaborazione linguistica su molteplici piattaforme di notizie e social media.

Di sicuro siamo ancora lontani dall’infallibilità, ma la crescente diffusione di algoritmi e analisi predittive attraverso questi canali forse sta generando reazioni molto più rapide dei mercati degli asset alle notizie di brevissimo termine, anche se questo non esclude che alcune condizioni di umore persistano per lunghi periodi di tempo, come è spesso accaduto in passato. E tali condizioni di sentiment sono importanti per gli investitori, nella misura in cui incidono sul processo decisionale collettivo e influenzano il modo in cui il mercato reagisce alle notizie.

Il modo in cui i prezzi degli asset rispondono alle nuove informazioni dipende da come un asset è quotato in termini di valutazione e dall’umore dominante. La valutazione ci dice qual è il rischio di investimento scontato, mentre il sentiment di mercato incide sulla misura in cui gli investitori nel loro insieme risponderanno alle nuove informazioni.

La percezione dei rischi di ribasso è molto più accentuata in un ambiente pessimista come quello attuale, che non in un clima di ottimismo.

Per il mercato finanziario in generale, questo vuol dire che nel contesto di umore negativo odierno, è probabile che gli investitori mostrino una certa riluttanza a scontare immediatamente le notizie favorevoli, in quanto contraddicono le loro convinzioni. Questa ipo-reazione alle nuove informazioni contribuisce a spiegare il motivo per cui i mercati possono mantenere una certa tendenza tanto a lungo.

Analogamente, in un ambiente caratterizzato dall’ottimismo, gli investitori sono restii a scontare le notizie negative per motivi di natura psicologica.

Ma allora cos’è che sta influenzando da un po’ il nostro umore collettivo e smorzando il nostro ottimismo collettivo? È impossibile dire con certezza se l’enfasi negativa sui media, unita alle immagini scioccanti di conflitti regionali, stia pesando sulle nostre fragili emozioni, già messe a dura prova negli ultimi anni da ondate ricorrenti di volatilità traumatica sugli asset di rischio. Tenendo presente questi elementi, torniamo al tema dei prezzi azionari vicini a livelli record negli Stati Uniti, nonostante il pessimismo imperante.

Anziché essere alimentata artificialmente dal denaro facile, come credono in molti, la performance dell’indice S&P 500 potrebbe riflettere in parte una risposta ritardata all’incremento significativo dei profitti aggregati sul mercato dalla grande crisi finanziaria.

Se questo rialzo dei profitti in effetti ha contraddetto il pessimismo di molti investitori riguardo al medio termine, si può pensare che le buone notizie sugli utili non siano state interpretate razionalmente in questo regime di umore negativo. È probabile che queste informazioni saranno scontate lentamente, dato che gli investitori sono rimasti attaccati alle previsioni negative pur trovandosi di fronte sorprese positive.

Il tempo necessario per un cambiamento di umore di fronte all’evidenza è uno dei motivi per cui si instaurano le tendenze di prezzo.

Questa tensione interna che sentiamo come esseri umani quando le nostre amate convinzioni vengono messe in dubbio nella psicologia comportamentale si chiama dissonanza cognitiva. Vista in questo modo, la dissonanza cognitiva aiuta a spiegare il motivo per cui l’indice S&P 500 sta toccando livelli record a dispetto del clima negativo ampiamente diffuso.

Sarebbe insolito per un mercato rialzista esaurirsi quando c’è un pessimismo così evidente, ma potremmo non essere in un mercato rialzista, nonostante i prezzi in ascesa.

Forse un vero mercato toro richiede non solo prezzi in rialzo, ma anche il passaggio da un regime di umore pessimista a uno ottimista. Cosa potrebbe provocare questa svolta?

Considerando quanto incidono sul nostro umore gli effetti di feedback dei prezzi, un balzo in avanti delle quotazioni azionarie dal punto attuale potrebbe cambiare repentinamente la percezione del rischio degli investitori, creando una serie di condizioni più simili a quelle dei mercati azionari rialzisti del passato.

Il sentiment potrebbe cambiare anche solo perché gli investitori si convincono che i bassi tassi d’interesse in realtà potrebbero essere pienamente compatibili con risultati ragionevoli in termini di utili.

Lo ammetto: al momento sembra altamente improbabile, ma anch’io condivido molte delle ansie più comuni riguardo alle sorti dell’economia globale.

Probabilmente dipende dal fatto che siamo tuttora impantanati in un clima di pessimismo, ma sarebbe poco saggio pensare che questa situazione persisterà all’infinito.

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