Pyongyang, minaccia mondiale

9 agosto 2017, di giovannifalcone

 

Di fronte alla risoluzione ONU dell’altro giorno che ha drasticamente ridotto l’export della Corea del Nord per un terzo, pari a circa un miliardo di dollari, approvata all’unanimità e quindi senza il tradizionale veto della Russia e della Cina, significherà pure qualcosa?

Se i principali sponsor di questo signor Kim Jong-un hanno firmato la risoluzione, significa che hanno effettivamente condannato il modus operandi e considerato una minaccia permanente i continui test missilistici effettuati nel recente periodo.

Allora, se è vero questo e le Risoluzioni hanno un senso, non devono essere gli Stati Uniti a reagire che pure ne avrebbero ben donde, bensì la Russia e soprattutto la Cina, da tutti considerata l’alleato principale di questo giovane dittatore.

Reagire come?

Se nessuno vuole una guerra come sembra, nella comune convinzione che quando scopia una crisi e si affilano i coltelli, addirittura armi nucleari da ambo le parti, la prima vittima è la verità, che fare?

La Cina e la Russia dovrebbero intervenire attraverso le proprie Cancellerie limitando ulteriormente, se ancora possibile, l’autonomia patrimoniale della Corea del Nord onde indurlo ad un ragionamento, in grado di contenere e contrastare questo clima belligerante che si va delineando per un conflitto che nessuno vuole.

A livello diplomatico, questi due grandi Paesi – certamente mai distintisi per democrazia e diritti umani – recupererebbero un grandissimo prestigio e credibilità a livello mondiale e darebbero un  senso compiuto al loro voto di condanna espresso in seno alla Organizzazione delle Nazioni Unite.

Diversamente, ancora una volta, ci troveremmo a rileggere “risoluzioni”, certamente condivisibili e lungimiranti, ma di fatto inutili e costruite con le fondamenta di sabbia, la cui volontà è solo carta straccia.

Ecco, l’ONU può e deve essere una forza, nella misura in cui i vari attori – a cominciare da quelli che hanno il diritto di veto – alle chiacchiere fanno seguire i fatti.

Ma, come diciamo tutti, dal “dire al fare” c’è di mezzo il mare, anzi gli Oceani in questo caso!

 

 

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