Corea del Nord, minaccia mondiale

18 agosto 2017, di Giovanni Falcone

Di fronte alla risoluzione ONU dell’altro giorno che ha drasticamente ridotto l’export della Corea del Nord per un terzo, pari a circa un miliardo di dollari, approvata all’unanimità e quindi senza il tradizionale veto della Russia e della Cina, significherà pure qualcosa?

Se i principali sponsor di questo signor Kim Jong-un hanno firmato la risoluzione, significa che hanno effettivamente condannato il modus operandi e considerato una minaccia permanente i continui test missilistici effettuati nel recente periodo.

Allora, se è vero questo e le Risoluzioni hanno un senso, non devono essere gli Stati Uniti a reagire che pure ne avrebbero ben donde, bensì la Russia e soprattutto la Cina, da tutti considerata l’alleato principale di questo giovane dittatore.

Reagire come?

Se nessuno vuole una guerra come sembra, nella comune convinzione che quando scopia una crisi e si affilano i coltelli, addirittura armi nucleari da ambo le parti, la prima vittima è la verità, che fare?

La Cina e la Russia dovrebbero intervenire attraverso le proprie Cancellerie limitando ulteriormente, se ancora possibile, l’autonomia patrimoniale della Corea del Nord onde indurlo a un ragionamento, in grado di contenere e contrastare questo clima belligerante che si va delineando per un conflitto che nessuno vuole.

A livello diplomatico, questi due grandi Paesi – certamente mai distintisi per democrazia e diritti umani – recupererebbero un grandissimo prestigio e credibilità a livello mondiale e darebbero un  senso compiuto al loro voto di condanna espresso in seno alla Organizzazione delle Nazioni Unite.

Diversamente, ancora una volta, ci troveremmo a rileggere “risoluzioni”, certamente condivisibili e lungimiranti, ma di fatto inutili e costruite con le fondamenta di sabbia, la cui volontà è solo carta straccia.

Ecco, l’ONU può e deve essere una forza, nella misura in cui i vari attori – a cominciare da quelli che hanno il diritto di veto – alle chiacchiere fanno seguire i fatti.

Ma, come diciamo tutti, dal “dire al fare” c’è di mezzo il mare, anzi gli Oceani in questo caso!

 

 

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