Politica nazionale: un Premier a caso

19 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Politica nazionale: un Premier a caso

La possibilità che Giggino “u canadair”, al secolo l’attuale Vice presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio, possa diventare Premier d’Italia è remota, non esiste tecnicamente e men che mai politicamente.

Il ragionamento che voglio fare tocca due direttrici che potremmo definire, come si diceva una volta, a “convergenze parallele”, significando che sono intendimenti, discussioni che non si intenderanno mai perché mai si incontreranno.

A quelli che gridano allo scandalo per la sola candidatura come l’ex cavaliere, i vari tromboni della Sinistra assortita italiana – come i vari Bersani, D’Alema, Pisapia, Speranza, Cuperlo, Orlando etc. – vorrei dire: questo è il frutto della vostra politica inconcludente, quella del tirare a campare, di galleggiare e rinviare i problemi.

Parlare per decenni di riforme strutturali per il sistema Paese e non farle mai o addirittura opporsi per il tramite dell’accozzaglia al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, è la vostra principale responsabilità perché oggi siete l’emblema del fallimento della Politica con la “P” maiuscola!

Detto questo, passiamo a parlare delle due direttrici per le quali “Giggino” non potrà mai fare il Premier.

Legge elettorale

Per volere dei nostri “ermellini”, cioè i giudici Costituzionali, in Italia non deve vincere nessuno e questo lo ha detto chiaro il 24 gennaio u.s. con la parziale bocciatura dell’Italicum dove ha certificato che il “ballottaggio” è incostituzionale.

Un sistema di voto utilizzato in mezzo mondo e in tutti i Comuni di madre patria superiori a 15mila abitanti, in grado di dire esattamente chi ha vinto e ha il diritto di governare anche per aver preso un solo voto in più la sera stessa che si chiudono le urne elettorali, non va bene a livello nazionale.

La Corte ha deciso, trattasi di un giudizio divino, inappellabile, da noi funziona così anzi diciamo meglio, non funziona niente!

In Italia si bada da sempre, più alla rappresentanza che alla governabilità. I nostri Governi devono durare un annetto o poco più e la storia della nostra Repubblica parlamentare sta lì a ricordarcelo: 65 Governi in 70 anni a fronte dei 9 nella Germania dove esiste una soglia di sbarramento del 5% per avere la poltrona nel Bundestag (Parlamento federale tedesco).

Con questa legge elettorale, con il nostro 3% come soglia minima per l’accesso in Parlamento, vinceranno tutti per la poltrona ma non vincerà nessuno per governare in quanto, con l’Italia divisa in tre, nessuna delle forze politiche in campo raggiungerà il traguardo del 40% di consensi.

Questa è la ragione tecnica

Quanto alla ragione politica, per formare un Governo, quale che sia, ci sarà bisogno di fare delle alleanze, certamente al ribasso, posta la diversità di veduta sui tanti problemi sul tappeto.

Immaginiamo che il M5S che dovesse sciaguratamente ricevere l’incarico di formare un Governo per aver raggiunto il 30% di consensi e risultato primo partito a livello nazionale che, per ottenere la fiducia nel futuro Parlamento dovesse cercarsi un  alleato come il Partito democratico oppure quello che fa capo a Salvini o all’ex cavaliere o a tutti e due contemporaneamente: questi alleati potranno mai accettare “Giggino” a Palazzo Chigi? Penso proprio di no.

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