Politica nazionale: D’Alema insulta

11 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Politica nazionale: D’Alema insulta

Con chiaro riferimento al Segretario del Partito democratico a proposito delle elezioni siciliane del 5 novembre prossimo, Massimo D’Alema (“Baffino”) ha tuonato: chi dice “la Sicilia è un fatto locale” è un idiota, perché la Sicilia è un grande fatto nazionale.

Nella stessa occasione, ancora un intervento contro Matteo Renzi durante un dibattito organizzato l’altro giorno a Barletta da Sinistra Italiana, quando lo stesso D’Alema aggiunge:

La scissione dal PD non è stata fatta per far perdere Renzi perché per questo basta lasciarlo fare come ha fatto, perché dopo le europee ha perso tutte le elezioni possibili da solo e non per colpa nostra”.

D’Alema, lo ricordo solo per chi ha la memoria corta, oltre ad essere il politico vivente più longevo e rappresentativo della Sinistra, è anche quello che ha fatto crescere politicamente il suo competitor, ovvero il centro destra dell’ex cavaliere, politicamente parlando,  con Forza Italia ad oltre il 30% ed ha dato linfa all’interregno berlusconiano.

Al contrario, appena iniziata l’era Renzi, il Popolo della libertà, dal 30% delle politiche del 2013, con l’Italia divisa in tre, nell’arco di solo un anno è sceso al 10%.

D’Alema e l’accozzaglia

Dal 4 dicembre 2016, di mesi ne sono passati nove, quanto un parto complicato e non si è visto niente, neanche un accenno, sia pure una scorreggia che abbia dato la sensazione che si stia facendo qualcosa, uno straccio di proposta, magari solo un tentativo di scrivere qualcosa, di darci una direzione, una idea di futuro: niente, zero e porta zero, esattamente come ce lo immaginavamo noi popolo del SI al referendum costituzionale.

Tutta l’accozzaglia e Baffino (D’Alema) in particolare sono fatti così, per loro il tempo è importante nella misura in cui riescono a conservare la poltrona, il potere, per loro non esiste alcuna difficoltà ad affrontare di petto un problema, riformare il Paese e metterci la faccia. Sono abituati a non fare niente, sono fatti così, non so se definirla una incapacità oggettiva o apatia amministrativa. D’altro canto, andando avanti così per trent’anni con l’Italia bloccata, 65 Governi in 70 anni, una ingovernabilità permanente, una rappresentanza parcellizzata cos’altro ci si sarebbe potuto aspettare?

L’accozzaglia e Baffino in particolare, al massimo sono capaci di aprire tavoli, nominare Commissioni e parlare, parlare, parlare e, alla fine, non essendo d’accordo su nulla, neanche sulla esistenza dell’acqua fresca, rinviano sine die!

Conclusioni

Vorrei ricordare ai tanti “baffini” in circolazione, quelli che, anche in buona fede, hanno votato NO al Referendum costituzionale che forse ci vorranno altri venti anni per vedere uno straccio di Riforma, di proposta.

L’esigenza di meglio disciplinare la ripartizione delle competenze fra Stato e Regioni e quindi mettere mano all’annosa problematica della “legislazione concorrente” di cui al vigente art.117 della Costituzione più bella del mondo, che già tanto contenzioso ha creato davanti alla Corte costituzionale, è tornato alla ribalta in questi giorni di piogge abbondanti anche con qualche alluvione di troppo. Affidare allo Stato centrale l’allerta meteo, come avviene in altri Paesi,  sembra che sia in prospettiva una strada obbligata per non rivivere tragedie nella stagione delle piogge.

Per concludere, come ho già detto infinite volte, il popolo del SI, con un risultato del 41% non lo ha perso il Referendum costituzionale del dicembre scorso. Il popolo del SI, con tredici milioni di persone che hanno manifestato la loro volontà di rendere l’Italia più vivibile, attraverso una semplificazione dei processi amministrativi, una riduzione dei costi della politica, l’abolizione di enti inutili, il Referendum pensa di averlo vinto.

Fare le riforme non è solo una esigenza per sopravvivere e consentire alle nostre imprese di competere sui mercati internazionali, ma una necessità di semplificazione della vita dei cittadini. Il Paese è stato rimesso in moto e gli indicatori positivi, anche internazionali, lo stanno confermando (Istat, Agenzie di Rating e Fmi).

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