Investitori non devono temere rendimenti obbligazionari più elevati

21 maggio 2018, di Andres Sanchez Balcazar (Pictet AM)

Gli orsi obbligazionari sono schierati in massa. Adesso che i rendimenti dei titoli decennali USA di rifermento hanno infranto la soglia del 3% per la prima volta dal 2014, sostengono che una correzione di mercato completa potrebbe essere dietro l’angolo.

Gli investitori del reddito fisso sono comprensibilmente destabilizzati dalla prospettiva di tassi d’interesse più alti, non ultimo perché i rendimenti sono andati calando per gran parte degli ultimi 35 anni.

Ma non significa che sia giunto il momento di abbandonare le obbligazioni. Sebbene l’era dei soldi facili sembri giunta al termine, i titoli a reddito fisso continueranno a fornire reddito e stabilità ad un portafoglio diversificato.

Per comprendere perché, è importante riconoscere che ciò che conta non è l’investimento in sé in obbligazioni, ma il modo in cui si investe.

Un’osservazione importante è che la matematica dei fondi obbligazionari fornirà sempre soddisfazione agli investitori del reddito fisso nel lungo periodo.

Vantaggio del tempo

Anche se tassi più elevati possono significare il rischio di subire perdite di capitale sulle posizioni obbligazionarie in essere, possono anche significare maggiori rendimenti sulle nuove obbligazioni.

I meccanismi dei fondi obbligazionari stabiliscono che, quando i tassi sono in aumento, il denaro ricevuto da ogni obbligazione in scadenza può essere reinvestito in nuovi titoli con rendimenti superiori. Nel corso del tempo, questo atteggiamento può ripagare: l’analisi storica del nostro team di strategia mostra una correlazione positiva tra il rendimento iniziale e i rendimenti reali per un investimento su di un periodo superiore a cinque anni (si veda il grafico).

Inoltre, nei tre decenni fino al 1981, sebbene i rendimenti dei Treasury di riferimento si siano più che quintuplicati a ben oltre il 15%, il che equivale a dire che i prezzi delle obbligazioni stavano scendendo, il rendimento medio annuo delle obbligazioni di Stato è rimasto positivo. Vi sono tutti i motivi per ritenere che la performance terrà bene anche questa volta, soprattutto dato che si prevede un aumento dei rendimenti decisamente inferiore.

Dando uno sguardo molto ampio

Il secondo alleato dell’investitore è la diversificazione.

La storia insegna che i portafogli che non hanno vincoli geografici e che non sono legati ad indici di riferimento o tipi di attivi, hanno maggiori probabilità di muoversi agevolmente in mercati difficili.

Suddividere gli investimenti nella gamma più ampia possibile di attivi a reddito fisso e valute, mantenendo sotto controllo il rischio, può migliorare la performance.

Ad esempio, nel fondo Pictet-Absolute Return Fixed Income, riteniamo che il contesto economico globale sia ancora positivo per le classi di attivi più rischiose. Sebbene la crescita paia aver raggiunto il picco massimo a fine 2017, procede ancora a livelli molto elevati e l’inflazione è relativamente sotto controllo.

Un simile contesto favorisce alcuni segmenti del mercato obbligazionario, comprese le obbligazioni denominate in dollari dei mercati emergenti. Si tratta di una strategia che manteniamo da lungo tempo nel nostro portafoglio, che è anche collegata al tema strutturale della transazione economica della Cina verso il consumo interno. In un orizzonte da tre a cinque anni, riteniamo che questo si tradurrà in un tasso di crescita potenzialmente inferiore, una minor domanda di materie prime e una liberalizzazione dei tassi di cambio.

Il rischio è che la crescita rallenti troppo, ma le autorità cinesi paiono essere vigili. Il taglio a sorpresa dello scorso mese nei coefficienti di riserva obbligatoria (RRR) fornisce un’ulteriore prova che Pechino è disposta ad offrire gli stimoli, se necessario.

La curva di opportunità

Nel mondo sviluppato, invece, le principali banche centrali sono in modalità restringimento. Questa situazione offre opportunità per le strategie basate sulla curva dei rendimenti, progettate per trarre beneficio dalle variazioni dei rendimenti e delle previsioni di tassi d’interesse e possono essere delimitate da un orizzonte temporale.

Consideriamo gli Stati Uniti. Con buone probabilità la resilienza della loro economia manterrà la Federal Reserve sul binario del restringimento. Per ora. Fin quando il mercato del lavoro rimarrà robusto, altri tre aumenti dei tassi d’interesse nel 2018 paiono ancora probabili.

Invertire il corso della politica della Fed è come fare invertire il senso di marcia ad una petroliera: servono tempo e consenso. Ma nel medio termine, è del tutto possibile che il restringimento della politica monetaria statunitense si concluda prima di quanto attualmente previsto dai mercati. È un aspetto che gli investitori dovrebbero tenere presente. Se i tassi d’interesse americani raggiungono un picco, poniamo, alla fine di quest’anno, invece che nel 2019, le obbligazioni a più breve scadenza potrebbero acquistare valore a spese di quelle con scadenze più lunghe, facendo irripidire la curva dei rendimenti (si veda il grafico). È una possibilità di posizionamento attraverso l’utilizzo di swap sui tassi d’interesse.

Quindi, mentre rendimenti dei Treasury al 3% potrebbero aver colpito la soglia del dolore psicologico per alcuni investitori, riteniamo che con il giusto approccio, i mercati del reddito fisso continuino ad offrire opportunità di rendimenti interessanti rettificati per il rischio nel lungo termine – nella misura in cui l’investitore sappia quali mercati obbligazionari esplorare e abbia la flessibilità per farlo.

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