Partito democratico: la sinistra assortita e il fuoco amico

14 novembre 2017, di Giovanni Falcone

Partito democratico: Sai e fuoco amico

La Sinistra assortita italiana (Sai), alla quale si sono aggiunti grossi personaggi delle nostre Istituzioni – come la seconda e terza carica dello Stato – pretendono la resa di Matteo Renzi, senza condizioni.

Vogliono riportare le lancette della storia indietro di quattro anni, a cominciare dall’abolizione del Jobs act, con la reintroduzione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Per questi signori, non c’è globalizzazione che tenga, aziende che delocalizzano, imprenditori che si suicidano perché non possono pagare gli stipendi agli operai: per questi soloni del tempo perso, sono dettagli!

Al netto di una esigenza di neutralità che pure dovrebbero mantenere, ormai che siamo al termine di questa tormentata legislatura, si stanno allargando: sarà che cercano una poltrona per la prossima primavera?

Se l’obiettivo dovesse essere questo, nella consapevolezza di poterlo raggiungere soltanto dicendo “peste & corna” dell’attuale segreteria del Partito democratico per meglio galvanizzare la rabbia sociale pure esistente, questo è un progetto fallito in partenza.

Con il rischio di apparire di parte, voglio tentare di spiegare la base di questo ragionamento, fin troppo elementare:

  1. Il nostro duo Grasso/Boldrini, insieme alla Sai, ai vari cavalli di Troia esistenti all’interno del Partito democratico e statisti vari che da una trentina di anni sono appollaiati in Parlamento, dovrebbero sapere che il Governo Renzi/Gentiloni sul tema del lavoro ha prodotto risultati di rilievo in termini di incremento dell’occupazione e di rilancio internazionale della credibilità del sistema Paese;
  2. Oggi, non c’è nessuna istanza – interna o internazionale – che dia un giudizio negativo del lavoro fatto laddove, finanche l’Europa ha espresso valutazioni positive al riguardo;
  3. Oltre all’Istituto di statistica nazionale, anche l’agenzia di rating internazionale S & P., ha aumentato il grado di credibilità economica del nostro Paese e non capitava da 15 anni.

Se questa è la radiografia dei fatti, politici ed economici del recente periodo, allora, come ho accennato prima, mi rifaccio alla metafora del mitico e ormai defunto politico della nostra storia più recente – Giulio Andreotti – che era solito ripetere: “pensare a male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

I nostri statisti in servizio permanente effettivo tengono famiglia, bisogna comprendere.

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