Messico, Brasile e India: il podio degli emergenti

12 giugno 2017, di Kirstie Spence (Capital Group)

Grazie all’effetto combinato della ripresa degli scambi globali, della maggiore stabilizzazione in Cina e del recupero negli USA, le economie in Europa e Giappone dovrebbero continuare a presentare un contesto ragionevole per i mercati emergenti. In base alle nostre previsioni, la FED continuerà ad aumentare i tassi di interesse in maniera costante, senza mancare di comunicare periodicamente le proprie intenzioni al pubblico. In un contesto di graduali rialzi dei tassi accompagnati dalla crescita, i mercati emergenti tendono a sovraperformare altre asset class a reddito fisso.

Intanto, la maggiore pendenza delle curve di rendimento dei mercati emergenti, determinata dalla graduale ripresa economica, insieme a tassi reali positivi, rende le obbligazioni in valuta locale ME particolarmente interessanti. Nei mercati emergenti l’inflazione è in generale ripresa, ma alcuni paesi (come la Russia e il Brasile) sono interessati anche da un processo di disinflazione. In un contesto di maggiore crescita globale e lento rialzo dei tassi di interesse USA, molti tassi di cambio dei Mercati Emergenti appaiono più interessanti.

Ora, tuttavia, tali dati sono supportati anche da tassi reali positivi e da un contesto globale più costruttivo. In assenza di altre dinamiche, ci aspettiamo di osservare un rafforzamento dei tassi dei mercati emergenti.

A livello macroeconomico, guardiamo con interesse sia alle obbligazioni di qualità più elevata con duration più corta, come alcune obbligazioni corporate (ad esempio, Pemex o Endesa) o obbligazioni messicane in dollari USA, sia con dati di credito reali su cui manteniamo una visione di ricerca fondamentale. L’Argentina è un esempio di questo secondo aspetto, sebbene al momento stiamo riducendo questa posizione a causa dei timori legati alla valutazione. Alcuni crediti dell’Africa sub-sahariana possono offrire un valore altrettanto buono. Deteniamo posizioni con duration più lunghe in mercati locali che registrano curve più ripide, come il Messico e la Malesia, o dove osserviamo possibili processi di disinflazione, come in Brasile e Russia.

Nonostante i rischi di un rafforzamento a breve termine del dollaro, dovuti all’effetto delle politiche del presidente Trump sul rialzo dei tassi, la nostra opinione strutturale a lungo termine propende per un indebolimento del dollaro. Di conseguenza, sottopesiamo leggermente il dollaro USA. Cerchiamo di concentrare la nostra esposizione sulle valute che sembrano fondamentalmente più convenienti o stabili, come il peso messicano. Vediamo valore in America Latina ele nostre posizioni principali sono in Messico e Brasile. L’Asia sembra essere già correttamente prezzata.

Tuttavia, sembra che il ciclo del credito sia a un punto di svolta, perciò pensiamo che esistano alcuni mercati asiatici interessanti. L’India è un investimento sul quale siamo molto sicuri, data la condizione attuale di disinflazione e le prospettive di sviluppo e normalizzazione delle curve di rendimento. L’Europa, il Medio Oriente e l’Africa offrono uno scenario eterogeneo. Presentano più storie di crediti in sofferenza, ma anche alcuni mercati core con rendimenti inferiori, come la Repubblica Ceca e l’Ungheria.

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