Mercati: meglio “prepararsi al peggio” nel 2016

12 gennaio 2016, di Luca Gianelle (Russell Investments)

Vediamo un outlook piuttosto solido per le principali economie sviluppate, che hanno pochi squilibri e sono in possesso di capacità inutilizzata. Gli esperti si aspettano, inoltre, che il prodotto interno lordo (PIL) aumenti nell’Eurozona in un range tra l’1,5% e il 2% e tra il 2% e il 2,5% negli Stati Uniti. Al contrario, credono che i mercati emergenti non siano ancora nel punto più basso del loro ciclo economico e potrebbero rimanere sotto pressione a causa dei continui prezzi bassi delle materie prime, del dollaro americano forte e delle deboli esportazioni.

I cicli economici e di mercato stanno maturando, ma la buona notizia è che non vediamo una recessione all’orizzonte. La notizia meno positiva è che la possibilità di upside per i rendimenti degli investimenti sembra abbastanza limitata nel 2016. Crediamo che i vincitori del 2016 saranno quegli investitori che sperano per il meglio, ma si preparano al peggio e hanno una struttura di governance che gli permetta di essere tatticamente astuti.

Riguardo all’andamento del mercato cinese registrato in questo inizio d’anno, riteniamo che la volatilità dei mercati in Cina durante la scorsa settimana sia da attribuire a fattori idiosincratici e non rappresenti un cambiamento nei fondamentali dell’economia. Come evidenziato dai nostri strategist nell’Annual Global Outlook stiamo assistendo ad un convincente programma di riforme del mercato, recentemente riconosciuto anche dal Fondo Monetario Internazionale con l’inclusione del renminbi nel basket di valute di riserva internazionale.

La Cina sta attraversando un periodo di rallentamento della sua crescita, che non riteniamo si possa accentuare in maniera significativa perché le autorità hanno ampi spazi per realizzare sia politiche di espansione monetaria che di stimolo fiscale, oltre ad essere un sistema che gode di un avanzo delle partite correnti ed avere ancora ingenti riserve in valuta estera.

Se il mercato è stato sorpreso in negativo dal dato sul settore manifatturiero (indice Caixin che anticipa una contrazione dell’attività), evidenziamo tuttavia che ci sono segnali positivi sia in termini di espansione del credito sia di incremento dei cantieri aperti per i massicci investimenti in infrastrutture. Inoltre le autorità stanno prontamente intervenendo per modificare recenti regole sul funzionamento del mercato azionario, che si sono dimostrate palesemente inadeguate a ridurre la volatilità dei prezzi.

Per i nostri strategist lo scenario più probabile nel 2016 prevede per le azioni globali rendimenti bassi a una cifra, guidati da Europa e Giappone, rendimenti che comunque sovraperformeranno modestamente liquidità e reddito fisso. Questo scenario include un graduale aumento dei tassi di interesse a lungo termine con i tassi sui federal funds americani che aumenteranno all’1,25% o al 1,5% entro la fine del 2016.

Secondo noi ulteriori rialzi azionari negli Stati Uniti saranno determinati dalla forza degli utili aziendali e dalla convinzione che il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti dovrebbe scendere al 4,5% (o meno) entro fine 2016. Questo scenario potrebbe innescare pressioni al rialzo sui salari, che eroderebbero i margini di profitto.

Per far sì che gli analisti abbiano una view più positiva sui mercati emergenti, servono segnali che l’economia cinese abbia raggiunto il fondo, che la domanda globale di esportazioni sia in ripresa, e che le valute e i tassi di interesse dei mercati emergenti si attestino sulle aspettative di restringimento monetario della Fed.

È probabile che il 2016 sia un anno di moderazione: moderata crescita, una Fed moderata e ritorni moderati sulle varie asset class. I principali rischi per questo scenario sono che la crescita statunitense si indebolisca o che il rallentamento dei mercati emergenti colpisca le economie sviluppate. D’altra parte, se la crescita è troppo forte, vi è il rischio di pressioni inflazionistiche e di un’azione più aggressiva della Fed. Gli indicatori chiave per gli investitori saranno se i salari negli Stati Uniti e gli utili per azione dell’Indice S & P 500® cresceranno secondo le aspettative, e se le esportazioni dei mercati emergenti passeranno dalla contrazione all’espansione.

Il team globale degli strategist di Russell Investments determina le prospettive per il 2016 attraverso un processo ben definito che si basa su indicatori chiave quali ciclo economico, valore e sentiment. Durante il 2016 si aspettano di bilanciare le preoccupazioni sulle valutazioni con la view positiva sul ciclo e di spostare il sentiment tra gli estremi di ipercomprato e ipervenduto.

Le aspettative di mercato per il 2016

  • Ciclo economico: prospettive sostanzialmente positive nei mercati sviluppati, mentre l’Asia è ancora a metà strada Nel 2016 l’economia statunitense dovrebbe continuare a crescere ad un ritmo superiore al tasso tendenziale, con aumenti mensili dei posti di lavoro in media di 190.000 unità fino al 2016 e una crescita media del salario orario del 2,5% che potrebbe guidare un aumento dell’inflazione. Le prospettive del ciclo economico per la zona euro sono positive con aspettative di una crescita del PIL in linea con il 2015, una crescita degli utili societari tra il 4% e l’8% e una politica fiscale e monetaria di sostegno. In tutta la regione Asia-Pacifico finora ci sono scarsi segnali del recupero sperato per l’economia giapponese, ma i timori di recessione in Cina e in Australia non sono supportati ancora dai dati. In questo percorso intermedio, in India è prevista una crescita costante, mentre più bassa in Nuova Zelanda.
  • Valutazioni: titoli azionari americani costosi; Europa più economica, ma neutrale; Giappone favorito Secondo gli strategist le azioni statunitensi sono le più costose tra quelle dei principali mercati sviluppati, mentre le azioni della zona euro sembrano valutate correttamente in senso assoluto, mentre appaiono economiche rispetto agli Stati Uniti. Nel terzo trimestre del 2015, le prospettive per le obbligazioni core della zona euro sono tornate neutrali e quelle periferiche stanno seguendo l’esempio. Nelle economie dell’Asia-Pacifico, i mercati azionari sembrano offrire un valore ragionevole. Il Giappone è il favorito e sta beneficiando di una buona crescita degli utili aziendali, di un contesto politico favorevole, della riduzione dei prezzi del petrolio e del gas, nonché di uno yen più debole. In Cina le valutazioni delle azioni di classe “A” si sono riprese dagli eccessi di metà 2015 e le prospettive di crescita a lungo termine sembrano buone, ma l’incertezza rimane per quanto riguarda gli squilibri del debito. In Australia il valore è meno convincente di quanto possa apparire a prima vista a causa di un basso sconto prezzo-utili rispetto alle valutazioni globali, alla mancanza di momentum sugli utili e dei tassi di payout allungati.
  • Sentiment: leggermente positivo negli Stati Uniti e nell’Eurozona, ma neutrale in Asia Il sentiment sull’azionario degli Stati Uniti è leggermente positivo e sta tornando neutrale, ma i segnali a breve e medio termine di ipervenduto sono scomparsi a causa del sell-off di agosto 2015. Il price momentum sulla zona euro è ancora neutrale ma gli indicatori contrarian continuano a mantenere il punteggio complessivo leggermente positivo. In Asia-Pacifico, il sentiment è neutrale, anche se offre un certo potenziale di rialzo, in particolare in Giappone.

Previsioni aggiornate di esposizione regionale

Gli analisti hanno aggiornato anche le loro previsioni per le aree geografiche a livello globale e le asset class, tra cui:

  • Asia-Pacifico: Il team ritiene che i mercati azionari in tutta la regione manchino di slancio ma offrano un valore accettabile, mentre i mercati obbligazionari restano vulnerabili. Nel 2016 non sarà possibile altro che ottenere rendimenti azionari a una cifra.
  • Stati Uniti: Gli strategist continuano ad avere nei portafogli globali una leggera preferenza al sottopeso sulle azioni degli Stati Uniti, con l’outlook sugli utili che sostiene per il 2016 aspettative di guadagni a una cifra da bassi a medi. La volatilità dei titoli azionari statunitensi e dei tassi dovrebbe rimanere un po’ elevata a marzo, quando potenzialmente la Fed fornirà agli investitori una maggiore chiarezza sul ritmo del suo ciclo di rialzi. • Eurozona: Il team mantiene la sua posizione di sovrappeso sui titoli azionari della zona euro, ma si è spostato verso neutrale sui titoli obbligazionari periferici in linea con la sua attuale posizione neutrale sulle obbligazioni governative core.
  • Valute: Il team vede un potenziale di rialzo del 5% per il dollaro USA rispetto alle valute dei mercati sviluppati e del 10% nei confronti delle divise dei mercati emergenti. Nel 2016 è previsto un picco della forza del dollaro con l’inizio di un periodo pluriennale di sovraperformance delle valute dei mercati emergenti.
  • Credito: secondo gli strategist il credito aziendale sarà sotto pressione a causa dei crescenti livelli di debito e della modesta crescita dei profitti. La qualità dei bilanci si sta deteriorando in seguito a un aumento della leva finanziaria da riacquisti e a un rallentamento della crescita dei profitti, ma i tassi di default rimarranno bassi durante il 2016, con l’eccezione del settore energetico. I ritorni dovrebbero essere positivi nel 2016, ma gli upside saranno limitati.

L’attuale contesto di bassi rendimenti è destinato ad aumentare la sua presa nel 2016. C’è una possibilità che i mercati registrino rendimenti sorprendentemente forti, ma questa sarebbe solo una tregua temporanea in questa ultima fase del ciclo economico. In uno scenario di questo tipo vediamo due chiavi per il successo: l’accesso a una vasta gamma di opportunità di investimento e un processo di investimento robusto che guidi un’asset allocation attiva.

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