L’enigma del trader: la gestione della volatilità

29 marzo 2016, di Neil Browning (Saxo Bank)

La volatilità, classico enigma del trader, sta crescendo sui mercati Forex. Sono note le potenzialità che la giusta combinazione di volatilità e liquidità generano sui mercati valutari. Tuttavia, di fronte ad un eccesso di incertezza, come quella scatenata dalla trasformazione del regime del tasso di cambio cinese, risulta fondamentale una corretta gestione del rischio, attraverso l’utilizzo di strumenti avanzati o grazie alla copertura offerta, per esempio, dalle opzioni.

Trovandosi a navigare le agitate acque dei mari finanziari, tra le forti oscillazioni dei prezzi e della propensione al rischio, i timori di una nuova svalutazione cinese, le imprevedibili reazioni alle decisioni delle banche centrali e la ripresa degli Stati Uniti che sembra inciampare, gli investitori guarderanno alle opzioni Forex sia per coprirsi, sia per sfruttare i movimenti del mercato.

In quanto a strumenti e prezzi a disposizione, non potrebbe esserci momento migliore per il mercato Forex – soprattutto grazie alla significativa evoluzione delle esigenze dei trader. Per esempio, i broker multi-asset come Saxo Bank possono offrire un ampio spettro di opportunità altamente correlate. Inoltre l’ottimizzazione delle piattaforme su dispositivi mobili per il trading Forex si è evoluta, permettendo di entrare e uscire dalle proprie posizioni con un continuo monitoraggio dell’esposizione complessiva. E, sempre per quanto riguarda Saxo Bank, sono stati appena lanciati nuovi strumenti che permettono di stimare i livelli attuali e storici di spread e di operare sui grafici.

I nuovi servizi hanno quindi inaugurato un’era di trasparenza inedita sul mercato, basata sulla tutela del cliente. Il pricing dei broker è più competitivo che mai, con spread a livelli così bassi che non si vedevano da qualche tempo. In Saxo Bank, è stato recentemente aggiornato il pricing per garantire maggiore flessibilità e trasparenza, in linea con le richieste dei clienti e le tendenze del settore.

Cosa accadrà alla volatilità durante il resto dell’anno? Probabilmente proseguirà, dato che le banche centrali sembrano aver perso la capacità di influenzare il mercato. I movimenti attesi da parte della Bank of Japan e della Banca Centrale Europea potrebbero tuttavia innescare qualche brusca reazione nel caso in cui il mercato decida che la politica “dopotutto conta qualcosa”, allentando le tensioni di gennaio e febbraio.

Il rischio Brexit permane, soprattutto nella mente di chi negozia GBP: i sondaggi in vista del referendum di giugno sembrano presagire violente oscillazioni del cambio in entrambe le direzioni. È ovviamente necessario considerare anche il dollaro americano; se l’economia statunitense si rafforzerà nuovamente allontanando del tutto ogni ipotesi recessiva, il mercato è già andato talmente oltre nel tagliare le attese dei futuri aumenti dei tassi Fed da averle già interamente prezzate durante questo agitato inizio d’anno.

Infine, come ricordato all’inizio, la principale causa di volatilità di quest’anno è la saga in corso sulla politica cinese in termini di tassi di cambio. Una lenta svalutazione del Renminbi (3-5% nei prossimi 12 mesi), apparentemente lo scenario più probabile, è già prezzata, ma se la seconda economia più grande al mondo decidesse di accelerare il passo per placare le pressioni legate alla bolla debitoria in rapida crescita, ci si potrà attendere consistenti picchi di volatilità, fino a toccare nuovi massimi pluriennali. In questo tipo di scenario, un’efficace gestione del rischio è fondamentale.

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