La volatilità è tornata

15 novembre 2018, di Roberto Rossignoli (Moneyfarm)
  • A ottobre i mercati sviluppati hanno perso intorno al 6,6% e i mercati emergenti intorno al 7%. Il rialzo dei treasury americani sopra il 3% ha generato tensioni sull’obbligazionario, che si sono scaricate poi sull’azionario. Per questo, il team di Asset Allocation Moneyfarm ha ribilanciato i portafogli per ridurre l’esposizione azionaria a favore di asset class più sicure.
  • Il 2018 è stato un anno complicato per i titoli italiani, i PIR sono in ribasso da inizio anno tra il 5% e il 20%. I portafogli Moneyfarm continuano a proporre un peso sull’Italia molto limitato, proporzionato ai benchmark globali.

Ottobre è stato complicato per i mercati azionari, abbiamo visto nel giro di un mese i mercati sviluppati perdere intorno al 6,6% e i mercati emergenti intorno al 7%. I fattori scatenanti di questo sell off a nostro avviso sono sia tecnici che macroeconomici. Tra i fattori tecnici, il più importante è senz’altro il rallentamento dell’attività di buy back da parte delle compagnie americane in vista delle Earning Season: anche per motivi legali, quando ci sono da riportare i risultati, le società tendono a rallentare un po’ sull’acquisto di azioni proprie. Dal punto di vista macroeconomico, invece, il rialzo dei treasury americani sopra il 3%, di nuovo dopo aprile-maggio, ha generato qualche tensione sull’obbligazionario, tensioni che si sono scaricate poi sull’azionario.

Per questo il team di Asset Allocation Moneyfarm ha ribilanciato i portafogli per ridurre l’esposizione azionaria a favore di asset class più sicure come le obbligazioni a tasso variabile dell’Eurozona, preferite rispetto ai bond governativi dell’Eurozona in quanto meno soggette al rischio politico.

Segnaliamo due importanti benefici derivanti entrambi dalla diversificazione che guida la strategia d’investimento di Moneyfarm. Nel settore obbligazionario, infatti, sebbene i tassi siano in rialzo, nelle giornate più pesanti per l’azionario abbiamo visto tutto il mondo dei titoli governativi reggere bene. Sul fronte valutario, inoltre, continuiamo a osservare con interesse le performance del dollaro che tende a rafforzarsi nei momenti di stress dei mercati azionari permettendo quindi ai nostri portafogli di performare meglio dell’andamento generale dei mercati.

Il 2018 è stato complicato per i titoli italiani

La tensione politica nell’Eurozona è rimasta alta anche nel mese di ottobre, la legge finanziaria proposta dal governo per il 2019 è stata un’ulteriore occasione per una discussione tra Bruxelles e Roma. Ultimamente il governo italiano sembra aver fatto marcia indietro rispetto ad alcune proposte e questo ha aumentato la tensione all’interno della maggioranza. Per gli investitori il tema della tenuta del Governo sarà chiave nelle prossime settimane e si riproporrà poi sicuramente con forza vicino alle elezioni europee.

I PIR, prodotti lanciati con grande successo un anno e mezzo fa per favorire l’investimento in Italia col premio di alcuni sconti fiscali, sono in ribasso da inizio anno tra il 5% e il 20%. I portafogli Moneyfarm continuano a proporre un peso sull’Italia molto limitato, proporzionato ai benchmark globali.

Nel vivo delle trimestrali Usa

La stagione degli utili è entrata nel vivo a fine ottobre: in America più del 70% delle società ha riportato i propri risultati e in Europa siamo intorno al 50%.

La crescita degli utili è a doppia cifra per entrambi con un incremento del 26% rispetto al terzo trimestre 2017 in America e del 13% in Europa. Anche la sorpresa rispetto alle stime è molto forte con un 6% negli Stati Uniti e un 3% in Europa. Tuttavia abbiamo visto analisti, e mercati di conseguenza, reagire con freddezza a queste release perché il dollaro forte, le tensioni commerciali e una riforma fiscale che perderà efficacia nel corso dei prossimi mesi hanno indotto al ribasso le stime per i prossimi due trimestri. Nel nostro ribilanciamento di ottobre abbiamo tenuto conto di questo cambiamento di prospettiva tagliando l’azionario.

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