La stagione europea degli utili conferma la capacità di ripresa delle società

3 maggio 2017, di Dean Tenerelli (T. Rowe Price)

La recente stagione degli utili sta confermando prospettive ottimistiche per la crescita degli utili in Europa. Le analisi mettono in evidenza una crescita degli utili del 10% nell’ultimo trimestre, con il numero delle società che hanno sorpreso in positivo superiore a quello delle società che hanno sorpreso in negativo.

Si è trattato di una performance condivisa da un buon numero di settori di mercato europei, cioè 10 su 11 (unica eccezione, quello dell’energia). Sebbene gli investitori sembrino concentrarsi maggiormente sul potenziale di ulteriore crescita degli utili negli Stati Uniti, l’avanzamento in quel mercato è stato inferiore, cioè pari al 5%. Inoltre, nelle ultime settimane, c’è stato un aumento delle stime sulla crescita annuale degli utili in Europa e le previsioni di consenso si attestano attualmente attorno al 14% per il 2017. Viceversa, dall’inizio dell’anno le stesse aspettative verso gli Stati Uniti hanno subito un ridimensionamento e al momento per gli utili a stelle e strisce si prevede una crescita più lenta rispetto all’Europa.

La resilienza delle stime degli utili da parte del mercato è in netto contrasto con l’andamento che abbiamo osservato negli ultimi anni. Le stime di consenso sono diminuite in maniera tangibile nel primo trimestre in ciascuno degli ultimi cinque anni (2012–2016), con un calo delle stime di crescita pari mediamente al 4% nel primo trimestre del periodo e ulteriori revisioni al ribasso nel corso dell’anno, per un andamento degli utili complessivamente deludente nel lungo periodo. Come conseguenza, gli utili in Europa sono ancora tangibilmente inferiori al livello raggiunto 10 anni fa, mentre negli Stati Uniti il recupero è stato netto.

Tale erosione è riconducibile, in misura diversa, a svariati fattori. L’estremo torpore dell’economia interna (superiore alle aspettative) ha rappresentato un fattore penalizzante costante. La crescita più lenta del previsto nei mercati emergenti e, in minor misura, negli Stati Uniti ha esercitato un’azione limitante negli ultimi anni. Il crollo nei prezzi delle materie prime tra il 2014 e il 2015 ha minato drasticamente i risultati della maggior parte dei componenti del settore dell’energia e di quello dei materiali. Un altro elemento che ha costantemente remato contro è stata la flessione strutturale degli utili nel settore finanziario, causata dall’irrigidimento del quadro normativo, dagli sviluppi rivoluzionari di alcuni modelli di business e dal bassissimo livello dei tassi di interesse.

Il nostro stile di investimento si concentrerà maggiormente sull’individuazione dei punti di forza fondamentali delle aziende nel lungo termine, piuttosto che sugli slanci di breve termine degli utili. Tuttavia, puntiamo ad individuare anche uno schema di prevedibilità della performance, che è naturale ritrovare in una società di buona qualità. Inoltre, nell’assicurarci che il portafoglio sia correttamente bilanciato, cerchiamo di renderlo tale da risultare performante in diverse condizioni di mercato. Il contesto attuale continua a essere caratterizzato da speranze di “reflazione” e miglioramento della crescita globale, come rispecchiano le valutazioni di alcune aree cicliche del mercato.

Lo sviluppo del ciclo economico rimane incerto e in alcuni segmenti ciclici del mercato certi scenari che, a nostro parere, potrebbero dimostrarsi positivi nel medio termine vengono sottovalutati. Tuttavia, i fondamentali dell’economia sembrano andare in direzione di un miglioramento, in Europa, come evidenziano alcuni dati oggettivi e alcuni sondaggi, ad esempio l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI).

Il mercato europeo ha subito una drastica rotazione negli ultimi 12 mesi circa, presentando agli investitori non solo una gamma di nuove opportunità, ma anche rischi potenziali. Continuiamo a investire capitale in società di migliore qualità, in aree del mercato dove il nostro segnale di valutazione indica un trade-off di rischio/rendimento interessante. Inoltre, stiamo trovando un maggior numero di queste opportunità in settori più difensivi come quelli delle telecomunicazioni o delle utility regolamentate. A bilanciamento abbiamo aumentato l’esposizione al settore finanziario (in particolare franchise ben gestite all’interno di mercati in corso di consolidamento) che a nostro avviso trarrà vantaggio dal miglioramento delle aspettative in termini di inflazione, tassi di interesse e crescita.

Se quest’anno e negli anni a venire la crescita degli utili si concretizzerà, ciò dovrebbe infondere negli investitori una maggiore fiducia nelle opportunità di valutazione insite nell’azionario europeo. La Figura 1 mostra che su una base “normalizzata”, corretta per il ciclo (utilizzando la media degli utili degli ultimi 10 anni), il mercato europeo presenta tuttora un tasso relativamente basso, sia in termini storici, sia rispetto ad altri mercati sviluppati. Secondo le previsioni relative ai prossimi 12 mesi, riportate in Figura 2, il mercato europeo potrebbe scambiare con un piccolo premio rispetto alla media di più lungo termine. Un ulteriore slancio positivo degli utili, però, dovrebbe favorire la chiusura del gap e assicurare supporto.

Figura 1 – Le valutazioni europee rimangono basse in prospettiva storica e rispetto ad altri mercati sviluppati

Rapporto prezzo/utili (P/E) reale corretto per il ciclo

Rapporto prezzo/utili (P/E) reale corretto per il ciclo

Figura 2 – Valutazioni europee basate sugli utili previsti nei prossimi 12 mesi

Rapporto prezzo/utili (P/E) (prossimi 13 mesi)

Rapporto prezzo/utili (P/E) (prossimi 13 mesi)

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