La politica in vetrina: alla festa del PD un convitato di pietra

4 agosto 2017, di giovannifalcone

Questa sera ho assistito al dibattito pubblico per la Festa dell’Unità di Mattinata. Il tema della serata era “La legalità”, quale tema comune del nostro paese e quale stella polare dei nostri amministratori.

Causa l’assenza imprevista di un ospite importante, Onorevole Marco DI LELLO – componente della Commissione antimafia in carica – si è parlato d’altro, di un convitato di pietra come il “tema lavoro” che rappresenta da tempo il vero grande problema del nostro teempo, il lavoro che non c’è, ovvero quel poco che c’è risulta di bassa qualità e spesso offensivo per la dignità umana.

Assistere a questi dibattiti è sempre una emozione, perché si parla di temi comuni che toccano la vita delle persone e che la politica non sa, non riesce o non vuole  affrontare.

La mancanza di lavoro di qualità, di crescita economica del sistema Paese è un problema atavico che viene da lontano.

Il coraggio di cambiare, di fare le riforme che servono per consentire alle nostre imprese di crescere e competere sui mercati europei e internazionali, rappresenta la strada maestra per raggiungere un obiettivo così ambizioso: il lavoro.  

Il lavoro

Il lavoro lo creano le imprese, gli imprenditori che investono laddove trovano le condizioni economiche e di convenienza per farlo.

Con una tassazione così elevata – di circa il 50% – con servizi offerti assolutamente inadeguati in termini di trasporti, sicurezza, cattivo funzionamento della Pubblica amministrazione, corruzione, burocrazia impazzita, cosa ci si può aspettare?

L’azienda che delocalizza,spostando la produzione in altri Stati più competitivi sotto il profilo fiscale e organizzativo,  al solo fine di sopravvivere, non va certo condannata ma al contrario deve porci qualche interrogativo.

Oggi, assistiamo a paradossi ormai inaccettabili: pensiamo ad un imprenditore di Palermo che vince un appalto in Lombardia e che ha la necessità di fare un trasporto speciale – si pensi ad una Gru o ad un mezzo meccanico nel cantiere appena aperto – deve fare dieci domande a dieci Enti Regionali diversi.

Le regole e la competenza dei trasporti locali  è affidata alle Regioni e ognuna decide motu proprio.

E’ solo un esempio per dire come siamo complicati, il livello di una burocrazia insostenibile capace soltanto di incentivare la corruzione ad ogni livello, rallentando significativamente l’iniziativa privata, indispensabile per produrre ricchezza e diffuso benessere.

Il Partito democratico

Il tentativo di avviare un “processo riformatore” senza precedenti nella storia Repubblicana di questo Paese, peraltro già votato in Parlamento ed ahimè, bocciato dal Referendum popolare del 4 dicembre 2016, ha segnato una brutta pagina per la storia politica nazionale.

Questo Partito, al netto dei risultati che pure cominciano a vedersi – stante agli indicatori come l’Istat o il FMI etc. – è stato l’unico che negli ultimi anni ha dato qualche segno di vitalità.

L’ostilità  più volte manifestata, ahimè anche dall’interno del partito democratico a questa esigenza di cambiamento del Paese, di realizzare le riforme per stare al passo con le democrazie più avanzate, ha certamente danneggiato il processo riformatore di cui l’Italia ha bisogno.

La linea del nostro Segretario, quello che ha vinto le recenti Primarie con il 70% di consenso da parte degli iscritti, al netto dei tanti soloni in circolazione, soprattutto all’interno della Sinistra Assortita Italiana – fatta di cespugli, sterpaglia e qualche leader tramontato, obsoleto o autorottamato – va incoraggia e sostenuta.

Di questo il popolo del SI, quello del 41%, quel popolo che ancora sogna e crede che un’altra Italia è possibile lo sa.

Qualcuno, se ha tempo, informi i vari “Franceschini, Cuperlo o il Guardasigilli in carica”,  tredici milioni di italiani ne saranno grati

Il popolo del SI, osserva e aspetta in stand by!

AVANTI TUTTA!

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