Politica: favorevoli a riforma costituzionale aspettano ancora

9 luglio 2017, di Giovanni Falcone

Con l’uscita del libro di Matteo RENZI, intitolato “AVANTI”, programmato proprio per oggi, fra i tanti ed importanti  temi trattati, si parla anche delle ragioni ed opportunità che hanno spinto l’ex Premier e per esso la maggioranza parlamentare dell’epoca del Partito democratico nella scelta del nome del Presidente della Repubblica in carica, Sergio MATTARELLA.

Ho letto il passaggio editoriale e, in prima battuta, non fa una grinza circa la correttezza istituzionale seguita nella scelta della prima carica Istituzionale della nostra Repubblica parlamentare: Presidente della Repubblica per l’appunto.

Tuttavia, ritenendo che la Politica sia l’arte della mediazione, del compromesso a prescindere, come ho detto in diverse altre occasioni, ritengo assolutamente un grave errore la procedura seguita dall’ex Premier nella selezione e nell’imporre a tutte le forze politiche nella logica dei soli numeri, l’elezione di Sergio MATTARELLA per il quale, peraltro, non ho nulla da dire od obiettare per la correttezza e sobrietà nell’assolvimento della importantissima carica istituzionale.

Il mio è un commento di metodo seguito e non il merito della scelta!

In via preliminare, sia pure da berlusconiano pentito e deluso quale sono, osservo:

  • Vi sembra normale, dopo 21 anni (più due per il prolungamento nella carica di Re Giorgio) di Presidenza della Repubblica a guida Centro sinistra – Scalfaro, Ciampi e Napolitano – eleggerne un quarto della stessa area politica?
  • Vi sembra giusto a questo punto, con la nomina di Sergio MATTARELLA, che l’ex cavaliere, principale alleato del Governo delle larghe intese, esca dalla maggioranza essendo venuto meno un accordo di collaborazione stilato con il Patto del Nazareno?
  • Vi sembra normale che l’ex cavaliere, che aveva già votato con tutta FI, Lega e sterpaglie varie la Riforma Costituzionale in Parlamento per ben sei volte – compreso l’ITALICUM – rinneghi tutto andando a rinforzare l’accozzaglia in occasione del 4 dicembre 2016?

Ecco, questo è stato l’errore capitale di Matteo RENZI che, pensando di ingraziarsi la c.d Minoranza DEM – dove poi sappiamo come è andata a finire  – ha disconosciuto le aspirazioni, assolutamente legittime, non solo politicamente – dell’alleato di Governo.

La storia non si fa con i “se o con i ma”, ma è innegabile che senza l’abbandono del campo da parte di Berlusconi, l’Italia avrebbe fatto un grande passo avanti mentre invece ci siamo dovuti accontentare, ahimè,  di farne almeno dieci indietro.

Intanto, il popolo del SI, quello del 41%, quello che vuole cambiare l’Italia, semplificar ridurre le tasse, combattere la corruzione – che è la traduzione della semplificazione – ridurre i costi della politica, abolire gli enti inutili, non si è arreso.

Il popolo del SI, osserva e aspetta, in stand by.

 

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