Italia: dopo la Commissione Europea, S&P seguirà i passi di Moody’s

24 ottobre 2018, di Mohammed Kazmi (UBP)

L’allargamento degli spread dei titoli di Stato italiani osservato a partire dal mese di maggio li ha riportati a livelli che l’ultima volta che si erano visti era all’indomani della crisi del debito sovrano europeo, evidenziando la gravità della situazione attuale. Le ultime preoccupazioni riguardano gli obiettivi di deficit di bilancio del governo per il 2019-2021 hanno deluso sia gli investitori che la Commissione Europea, poiché mettono in discussione l’impegno della coalizione populista per la sostenibilità del debito.

Mentre gli asset italiani ne hanno chiaramente sofferto, anche il contesto della liquidità ha aggravato la situazione, in quanto l’accresciuta volatilità ha reso sempre più difficile detenere BTP. Anche le banche centrali hanno svolto il loro ruolo in questo contesto, in quanto la BCE, ad esempio, uno dei maggiori acquirenti del debito sovrano italiano, ha ridotto i propri acquisti e prevede di terminare i nuovi acquisti entro la fine dell’anno. Il fatto che un così grande acquirente di debito pubblico italiano non sia più attivo, sta costringendo gli investitori a concentrarsi nuovamente sui fondamentali e sulle prospettive italiane che rimangono incerte.

Guardando al futuro, anche se le valutazioni possono sembrare più interessanti, vediamo ancora diverse questioni irrisolte che devono essere affrontate prima di considerare la possibilità di aggiungere nuovamente il rischio italiano ai nostri portafogli. In primo luogo, abbiamo appena ricevuto una risposta negativa da parte della Commissione europea al bilancio dell’Italia, che ha chiesto di ripresentarlo, e il governo ha ora tre settimane di tempo per rispondere.

I commenti da parte dei membri del governo continuano a suggerire che questi non sono ancora disposti a cedere sui loro piani di spesa, il che fa perdurare il rischio di un’ulteriore escalation di tensioni da qui in poi. In secondo luogo, attendiamo venerdì la reazione di S&P alla legge di bilancio. In questo frangente, una qualsiasi azione superiore a un downgrade di un livello sarebbe presa negativamente dagli investitori.

Data la fluidità degli sviluppi, ci aspettiamo che S&P segua le orme di Moody’s e si muova di una tacca al massimo in questa fase, in attesa di ulteriori informazioni. Inoltre, riteniamo che sia nell’interesse sia della Commissione Europea che del governo italiano raggiungere una sorta di compromesso sulla legge di bilancio, invece di alimentare una ulteriore e più forte ondata di pessimismo.

Tuttavia, la situazione potrebbe peggiorare prima di migliorare, in quanto i membri del governo hanno citato uno spread di 400 punti base come livello al quale sarebbero costretti ad adeguare i loro piani di bilancio, il che suggerisce che da parte loro potrebbero non esserci passi indietro imminenti, agli attuali livelli di spread.

Al momento, dato il fragile clima di mercato, la scarsa liquidità e un governo imprevedibile, il rapporto rischio/rendimento che comporta la detenzione di asset italiani resta poco interessante. Qualora le valutazioni dovessero migliorare ulteriormente con l’avvio dei negoziati tra la Commissione e il governo, si creerebbe un punto di ingresso migliore per aumentare le posizioni.

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