I primi sei mesi di Trump e i mercati asiatici

31 luglio 2017, di Christopher Chu (UBP)

I mercati asiatici hanno registrato una performance superiore alle attese nel 2017, con i rendimenti azionari supportati da una crescita più solida degli utili dei titoli tecnologici, mentre la ripresa dei prezzi delle materie prime ha avvantaggiato le società cicliche e industriali. I rialzi sono anche legati a una attuazione più morbida delle attese dell’agenda protezionistica di Donald Trump: promesse elettorali come il ritiro degli USA dal NAFTA (North American Free Trade Agreement) e la definizione di “manipolatore di valute” da attribuire alla Cina erano, inizialmente, considerate mosse fondamentali per la nuova amministrazione.

Sebbene queste e altre mosse potenzialmente dirompenti debbano ancora concretizzarsi, attorno all’Amministrazione Trump permangono molti punti interrogativi. La preferenza per accordi unilaterali, invece che multilaterali, getta dubbi sull’impegno della Casa Bianca a favore della cooperazione globale, mentre i messaggi vacui inviati su Twitter dal Presidente lanciano segnali che confondono.

Finora, sono due le mosse importanti attuate da Trump nei suoi primi mesi da Presidente: le decisioni di uscire dalla Transpacific Partnership (TPP) e dagli accordi di Parigi sul clima. Entrambe le scelte supportano la retorica da “prima l’America” portata avanti da Trump, con l’intervento sulla TTP che detta i toni per il commercio e quello sull’accordo di Parigi che sottolinea le sue preferenze per gli investimenti. Ma, ancora più importante, i punti di contatto tra le due decisioni riflettono la piena libertà di movimento dell’Amministrazione, dato che per nessuna delle due è stato necessario un passaggio dal Congresso.

Pensiamo che il mercato debba considerare entrambe queste scelte di Trump come un’avvisaglia di cosa l’amministrazione intende fare in futuro. Senza un supporto bipartisan, Trump privilegerà un approccio che cerca di evitare il sistema di pesi e contrappesi, ma considerata la separazione di poteri sancita dalla Costituzione americana, probabilmente si dovrà scontrare con ostacoli politici. La condizione a cui è legata questa affermazione è quella della il tema della sicurezza nazionale: un confronto navale nel Mar Cinese Meridionale o maggiori tensioni in Nord Corea potrebbero offrire il pretesto necessario per agire unilateralmente.

Trump potrebbe inoltre utilizzare la Sezione 232 del Trade Expansion Act (1962), che gli permette di implementare tariffe senza passare dal Congresso, nel caso in cui il Dipartimento del Commercio dovesse trovare prove di una minaccia alla sicurezza nazionale. Paesi con surplus di parte corrente, come la Germania e la Cina, sono stati oggetto di tweet “singolari”, iniziando a mostrare irritazione per accuse sbagliate in materia commerciale. Alla fine dei conti, proprio le tariffe doganali potrebbero ritorcersi contro gli Stati Uniti, irrigidendo le condizioni finanziarie con le reazioni negative dei mercati a futuri commenti viscerali da parte di Trump.

Tuttavia, Trump potrebbe restare lontano da un percorso protezionista semplicemente per una questione di tempo. Già in pausa estiva, i membri del Congresso devono ora prepararsi per le prossime elezioni di mid-term del 2018, con molti che puntano a ricostruirsi un capitale politico dopo sei mesi controversi sotto Trump. La campagna elettorale potrebbe catturare l’attenzione del presidente, che ha già partecipato a cinque manifestazioni politiche da inizio mandato. Trump potrebbe quindi iniziare la sua corsa alla rielezione prima della fine del primo anno di presidenza, usando gli appuntamenti della campagna elettorale per incolpare il Congresso degli scarsi progressi fatti.

Per i mercati asiatici, ciò suggerisce che la tendenza di forza del dollaro legata agli stimoli fiscali probabilmente svanirà, poiché le priorità per gli affari interni difficilmente cambieranno a breve. Il dollaro più debole potrebbe far allentare le condizioni finanziarie, dando alla Yellen, presidente della Federal Reserve, un po’ di spazio di manovra per operare una graduale normalizzazione dei tassi di interesse, dato che la temporanea inflazione sembra durare più delle attese. Queste condizioni di mercato favorevoli dovrebbero dare sostegno ai fattori di supporto, che aiuteranno a bilanciare la volatilità derivante dalle politiche delle banche centrali, come dimostrato dalla crescita economica stabile lo scorso anno, quando la retorica populista e contro il commercio globale era ai massimi.

In Asia, le riserve di valuta estera e i ratio patrimoniali restano a livelli buoni e garantiscono liquidità sufficiente, riducendo considerevolmente l’impatto delle azioni intraprese dalle banche centrali. Guardando ai mesi rimanenti del primo anno di Trump, restano delle sfide. Tuttavia, qualsiasi correzione di breve termine dei mercati asiatici andrebbe vista come un punto d’ingresso attraente, dato che le misure attualmente implementate puntano a dare sostegno alle prospettive di medio e lungo termine. Sebbene la TPP e l’Accordo di Parigi siano solo due punti dell’Amministrazione USA, bastano proprio due punti per tracciare una linea.

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