I portafogli di investimento degli italiani

27 giugno 2016, di Antonio Bottillo (Natixis)

Natixis Global Asset Management ha pubblicato il primo Barometro dei Portafogli Italiani che offre analisi sui portafogli italiani modello, sulle decisioni di investimento prese tra il 2015 e il 2016 ed evidenzia le principali differenze con gli altri paesi analizzati. Il Barometro è stato elaborato dal Portfolio Research and Consulting Group (PRCG) di Natixis Global Asset Management che ha analizzato 74 portafogli modello “moderati” forniti da consulenti finanziari italiani e private banker tra il 1° aprile 2015 e il 31 marzo 2016.

L’analisi evidenzia come i portafogli moderati italiani tendano ancora ad avere una forte esposizione sul reddito fisso con una preferenza per il mercato italiano ed europeo, sono più conservativi rispetto ai portafogli moderati osservati in altri paesi come il Regno Unito e hanno una scarsa presenza di alcune asset class alternative.

Antonio Bottillo, Country Head and Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management, sottolinea: “I consulenti finanziari e i private banker cercano sempre più di costruire portafogli che siano in grado di affrontare la complessità dei mercati moderni. Le analisi condotte dal nostro Portfolio Research and Consulting Group e la presenza di Alessandro Marolda come consulente dedicato all’Italia ci permette di capire meglio come sono realmente costruiti i portafogli e qual è il contributo di ogni asset class in termini di rischio e di rendimento in modo da poter aiutare i consulenti a costruire e gestire meglio le necessità e le aspettative dei clienti”.

Uno sguardo alle scelte di portafoglio

Reddito fisso: 41,7%

Il reddito fisso rimane la componente principale del portafoglio, con un peso superiore al 40%. Dato il livello molto basso dei tassi d’interesse, specialmente nel mercato dei titoli di stato, il Barometro dei Portafogli Italiani rileva una riduzione dell’esposizione alle obbligazioni governative a favore di titoli obbligazionari che offrono tassi superiori, come il credito high yield, ma anche verso altre asset class, come le azioni e gli investimenti alternativi. L’universo degli strumenti obbligazionari in uso è diversificato e composto da una varietà di fondi comuni di investimento, ETF, singole emissioni e prodotti strutturati.

Azioni: 21,8%

Con un’esposizione azionaria media di poco superiore al 20%, i portafogli moderati italiani appaiono piuttosto prudenti, soprattutto se confrontati con portafogli simili analizzati nel Regno Unito, che hanno un peso medio delle azioni intorno al 50%. “In linea con i portafogli analizzati in altri paesi – afferma Alessandro Marolda, consulente italiano all’interno del Portfolio Research & Consulting Group – anche i portafogli italiani hanno una chiara preferenza per i mercati locali, con una metà circa della componente azionaria investita in Europa e l’altra metà ripartita fra azioni statunitensi, giapponesi e dei mercati emergenti.

Il patrimonio è investito prevalentemente in fondi comuni di investimento, con una presenza di ETF e titoli di singoli emittenti (in particolare emittenti italiani dei settori finanziario e dei beni di consumo). Ciò rappresenta una differenza rispetto ad altri paesi, dove gli investimenti in titoli di singoli emittenti sono molto rari, se non assenti”.

Alternativi: 13%

In media i portafogli moderati italiani hanno un’esposizione di circa il 13% agli investimenti alternativi, benché il Barometro evidenzi una vera dicotomia nell’uso di questi strumenti. Alcuni portafogli sono costituiti interamente da fondi alternativi o di natura “absolute return”, mentre un’assenza o una scarsa presenza di investimenti alternativi si riscontra in molti portafogli basati su un’asset allocation tradizionale.

“Nell’ambito di questa componente del portafoglio, abbiamo riscontrato una tendenza a privilegiare le strategie alternative, ad esempio global macro ed equity long/short, piuttosto che le asset class alternative, come le materie prime e l’immobiliare, anche se di recente si è osservato un movimento tattico verso alcune commodity come l’oro e il petrolio. Sebbene gli investimenti alternativi tendano a rappresentare i principali elementi di diversificazione nell’ambito dei portafogli italiani, il loro peso in termini di allocazione del rischio rimane estremamente contenuto, il che non sorprende data la loro bassa correlazione con questi portafogli” spiega Marolda.

Multi-asset: 20,3%

La definizione multi-asset o allocation indica una categoria MorningstarTM che comprende i fondi di investimento multi-asset long-only. Negli ultimi anni l’interesse degli investitori per questa categoria di fondi è notevolmente aumentato, e oggi questi investimenti rappresentano una componente importante dei portafogli moderati italiani con un peso medio del 20,3%. Dato che si tratta di una categoria piuttosto eterogenea, i benefici in termini di diversificazione dei fondi multi-asset variano molto. In generale, più flessibili sono i fondi multi-asset, in termini di capacità di ridurre/ampliare le posizioni e la gamma di asset class, maggiori saranno i vantaggi di diversificazione che essi tendono ad offrire

Allocazione prudente: le ragioni di questa tendenza

Il team PRCG, che analizza i portafogli provenienti da diversi paesi, ha confrontato un portafoglio moderato italiano rappresentativo con un analogo portafoglio britannico. Gli investitori italiani sono ben noti per la loro prudenza e non è un segreto che continuino a considerare il reddito fisso e i titoli obbligazionari come una componente centrale del proprio portafoglio. Ma quali sono le vere ragioni alla base di questo particolare comportamento?

Forse è semplicemente una questione di differenze culturali, o forse pesano le dinamiche demografiche. Non è neppure una semplice questione di attrattiva delle obbligazioni italiane. “Sebbene i titoli di Stato italiani siano ancora presenti nei portafogli, la maggior parte degli investimenti obbligazionari è costituita da titoli societari investment grade e fondi obbligazionari globali e non da BTP” chiarisce Marolda.

Una ragione può essere trovata nella differente volatilità dei titoli. Negli ultimi cinque anni gli attivi italiani sono stati molto più volatili di quelli britannici. Piuttosto sorprendentemente, fra il 2012 e il 2013 i titoli di stato italiani con scadenza fra 7 e 10 anni hanno registrato la stessa volatilità delle azioni britanniche. Inoltre, la correlazione fra gli asset locali è completamente diversa. Essenzialmente, i titoli di stato britannici tendono a proteggere i portafogli britannici nelle fasi negative del mercato azionario, mentre per gli asset italiani questo schema non si ripete sempre.

Alessandro Marolda spiega: “Tutto sommato, alla luce di questo scenario, il fatto che i portafogli moderati britannici siano più “aggressivi” e che quelli italiani siano più “prudenti” non dovrebbe sorprendere particolarmente. Gli asset italiani, ma anche europei, presentano una maggiore volatilità, e il beneficio di diversificazione fra azioni ed obbligazioni è più contenuto. A parità di condizioni, per mantenere il medesimo livello di rischio i portafogli italiani devono quindi effettuare scelte di asset allocation più prudenti”.

Il Barometro dei Portafogli Italiani, analizza, infatti il ruolo di ogni asset class all’interno del portafoglio e i benefici in termini di rischio e di rendimento.

Da parte sua Antonio Bottillo dice :

“Occorre ricordare che queste funzioni possono variare in misura significativa in ragione della composizione del portafoglio e delle caratteristiche degli investimenti sottostanti. Il suggerimento che diamo ai nostri clienti è quello di non concentrarsi eccessivamente sulla classificazione attribuita al fondo o all’investimento, ma sulla funzione che esso può svolgere all’interno del portafoglio in base alle sue caratteristiche, poiché riteniamo che ciò possa condurre a una migliore costruzione del portafoglio e a decisioni di investimento più efficaci”.

“La costruzione del portafoglio dovrebbe partire dal rischio e da una migliore comprensione dei benefici e dei rischi di ogni singolo strumento di investimento, non in quanto tale, ma come parte di un portafoglio reale. Una maggiore consapevolezza del contributo al rischio e delle interrelazioni all’interno di un portafoglio tra i vari strumenti e asset class può aiutare consulenti e private banker verso una più efficiente diversificazione” conclude Bottillo.

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