Gestione patrimonio: quanto costa il fai da te?

15 febbraio 2016, di Roberto Anselmini (EFPA)

È credo un ragionamento di molti che la consulenza indipendente sia riservata solo a chi ha grossi patrimoni; questa falsità fa gioco alle banche, ora anche in posta e alle compagnie di assicurazioni che possono continuare a vendere prodotti con elevati margini di guadagno (per loro) proprio a chi non ha grandi patrimoni. Infatti nella realtà moltissimi prodotti con tagli da qualche migliaia di Euro a qualche decina vengono venduti ai piccoli risparmiatori.

Vorrei quindi dimostrarvi con dati alla mano cosa succede nella vita di tutti i giorni; ho preso un esempio pratico accaduto ad una mia cliente nel 2007, quindi i rendimenti vanno riferiti ai tassi di quel periodo. Qualcuno potrebbe obiettare che non ha senso utilizzare esempi datati; ho voluto invece utilizzare questo in quanto il punto focale sono i costi e non i rendimenti nominali, ma confrontati con strumenti semplici alla portata di tutti.

Premetto anche che volutamente semplificherò la descrizione per evitare di entrare in tecnicismi non necessari e non fondamentali per la comprensione del concetto.

Per chi volesse approfondire l’argomento può leggersi un “Quaderno della finanza della Consob n.67” in cui dati alla mano è stato evidenziato che la stragrande maggioranza delle obbligazioni bancarie vendute nel periodo dell’analisi offrivano un rendimento inferiore o esponevano il risparmiatore ad un rischio maggiore rispetto ai Titoli di Stato.

Aggiungo anche che volutamente non ho indicato il nome del prodotto in quanto lo scopo non è di segnalare negativamente una “casa”, ma di illustrare il meccanismo con cui avvengono alcune vendite di prodotti finanziari.

L’importo investito è stato di 15.000 e successivamente 20.000 euro in due prodotti presentati come obbligazioni della durata di 6 anni che invece erano due index linked (nello specifico uno strumento che lega il proprio rendimento all’andamento di 12 azioni mondiali).

Il prodotto riconosce una cedola del 5% al primo anno (informazione data con enfasi al cliente) e poi lega l’eventuale rendimento cedolare all’andamento delle 12 azioni contenute.

Iniziamo a dire che per comprendere al meglio la proposta bisognerebbe leggere le 37 pagine del prospetto.

Scomposizione del premio:

  • Opzione: 76,81%
  • Obbligazione: 14,19%
  • Costi (caricamenti impliciti): 9%
  • Premio complessivo: 100%

Ma andiamo subito ai costi. Da questa tabella estratta dal prospetto, si capisce senza dubbio che se investo 15.000 euro ben 1.350 euro non vengono investiti, ma è il guadagno della banca.

Breve descrizione del prodotto

La banca acquista uno ZC per garantire il capitale a scadenza 76,81 e una opzione che prevede l’erogazione di una prima cedola fissa 5% e per le successive lega l’erogazione all’andamento del basket dei titoli. Per come è strutturato il meccanismo le cedole dal 2° anno non sono garantite.

L’analisi effettuata alla emissione ha portato a questi risultati:

  • Tasso annuo rendimento effettivo lordo: 2,58%
  • Rendimento BTP giugno 2007 : 4,61%

Come si evince dal confronto se il risparmiatore avesse investito nel BTP anziché nel prodotto proposto dalla banca avrebbe evitato di “buttare al vento” il 9% di costi oltre ad ottenere un rendimento del 12% inferiore se paragonato al semplice BTP con rischi inferiori (anche qua nonostante alcuni bancari vi facciano ancora credere che una banca è più solida dello Stato, la realtà è esattamente l’opposto).
Senza entrare nei dettagli dei rischi, credo che sia sufficiente questo estratto dal prospetto che è in grassetto per comprenderne le peculiarità.

A questo punto riassumiamo:

  • importo investito: 15.000
  • vantaggi: nessuno sia a livello di rischio, inclusa la liquidabilità dello strumento, sia per rendimento confrontato con il classico semplice BTP;
  • svantaggi: vorrei puntare l’attenzione sui costi perché l’esperienza mi conferma che troppo spesso i rischi non vengono quasi mai percepiti dal risparmiatore (finché non si trovano con carta straccia in mano come le ultime cronache hanno raccontato);
  • costo iniziale: 1.350 euro;
  • mancato guadagno: 12% (2% anno x 6) 1.800 euro;
  • totale costi: 3.150 euro

Ora pongo io una domanda ai lettori: secondo voi quanto è lecito pagare una analisi che vi consenta di risparmiare diverse migliaia di euro? Il problema che molto spesso i piccoli risparmiatori vengono raggirati sfruttando la mancanza di educazione finanziaria e luoghi comuni falsi “la consulenza indipendente è solo per i ricchi” che fan sì che pochi pensano di farsi analizzare le proposte dei propri intermediari, piangendo poi quando è troppo tardi.

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