Eurozona, per l’inflazione ci vuole ancora pazienza

21 febbraio 2018, di Gero Jung (Mirabaud AM)

Nello scorso trimestre la crescita del PIL è stata solida, in linea con le aspettative e con gli indicatori principali.

Gli ultimi dati mostrano che rispetto a sei o sette anni fa, la crescita all’interno della zona euro è progressivamente più bilanciata fra i paesi e più omogenea tra settori.

Nel dettaglio, un forte contributo è venuto dalla Germania (+0,2 punti percentuali di crescita trimestrale), dalla Francia (0,1 punto percentuale), dai Paesi Bassi e dalla Spagna (0,05 punti percentuali), a conferma di una ripresa generalizzata.

Ciò dovrebbe probabilmente supportare un’ulteriore riduzione del gap di produzione dell’Eurozona e le aspettative di inflazione a più lungo termine. Continuiamo ad attenderci una prosecuzione dell’espansione attuale, con l’export in tenuta, nonostante l’apprezzamento dell’euro. La domanda interna è sostenuta dal calo della disoccupazione, come dimostra il forte miglioramento del tasso di disoccupazione francese (-0,7 punti percentuali).

Infine, se accettiamo l’ipotesi di una curva di Phillips (cioè la correlazione negativa tra inflazione e tasso di disoccupazione) non lineare, riteniamo che il recente accordo salariale raggiunto da un importante sindacato tedesco sia un buon indicatore del maggiore potere contrattuale dei lavoratori.

Questo suggerisce per il futuro un’accelerazione della crescita salariale con implicazioni significative ma moderate sull’inflazione core nel 2018.

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