E se la Governance di Mps venisse affidata alle scimmie?

27 settembre 2016, di Francesco Verolino (manager)

La finanza è la più umanistica delle discipline scientifiche. Proprio per questo richiede una sensibilità non comune e la capacità di speculare sulla relazione rischio/rendimento e sulla profondità del concetto di credito.

“Meglio un uovo oggi o una gallina domani?” implica riflessioni di utilità proiettata al momento, valutazioni prospettiche e non solo. Come tutti i concetti semplici si nasconde un complesso algoritmo di calcolo, del resto non a caso con questa frase inizia uno dei più importanti trattati di finanza dei nostri tempi: “Myers – Principi di Finanza aziendale”.

“Credito vuol dire credere”, così recitava un vecchio direttore di un importante Istituto di credito. Se l’azionista crede che il rendimento sia alto sottoscrive azioni e qualche obbligazione, se il risparmiatore ritiene che i propri soldi stiano al sicuro li lascerà sul conto corrente anche in assenza di rendimenti. Sul “credere” si muovono i capitali lontani dai consumi, quelli del risparmio.

Quando si dice che MPS ha il 35% di crediti a sofferenza vuol dire che ha accumulato, in poco tempo e senza capacità di smaltire oltre 1/3 di crediti “sbagliati”. Su 100 valutazioni 35 sono errate.

L’algoritmo di calcolo per gli accantonamenti, il FIRBII è un mostro di complessità e restituisce la PD, la probabilità di default di un’azienda. Già solo da questo elemento si comprende che il livello di specializzazione nella gestione del rischio della 3° banca Italiana per dimensione e della più vecchia al mondo, con oltre 500 anni di anzianità, è elevatissimo. Management formato, banche dati, centrale dei rischi, una infrastruttura informativa capace di poter gestire gli affidamenti utilizzando i soldi dei risparmiatori.

Mettiamo 3 scimmie in una stanza, mettiamo in una scatola le richieste di finanziamento di 1000 aziende, prendiamo 3 contenitori colorati e facciamo in modo tale che le scimmie dividano le 1000 richieste in 3 contenitori. Poi, alla più anziana facciamo scegliere un solo contenitore e finanziamo quelle aziende.

Non basta, stabiliamo delle regole chiare, eliminiamo derivati, modifiche unilaterali di condizioni, stabiliamo un unico tasso di riferimento, al massimo 2 e quale è il tasso che non si può superare. Facciamo in modo tale che tutti i clienti capiscano quello che firmano.

Per paradosso probabilistico, considerando che la vita media di un’azienda è di 7 anni e che il massimo della mortalità è nei primi 2 anni, facendo valutare le aziende con una maggiore anzianità rispetto ai 2 anni la performance casuale delle scimmie è maggiore a quella effettivamente realizzata, questo è il dato storico, da manager strapagati della banca.

Le scimmie riuscirebbero a non far peggio e, quindi a tutelare il risparmio. Accantonerebbe la Centrale dei rischi, gli algoritmi di calcolo, etc etc. Le scimmie vincono.

Il direttore aveva ragione “credito vuol dire credere”. Personalmente credo che le scimmie non fanno clientele, rispettano le regole, non saranno sofisticate ma certamente non hanno la presunzione di valutare con rating i propri clienti, non fanno operazioni complesse come quelle con Antonveneta.

Che ci sia il bail out, ma affidiamo la Governance della MPS alle scimmie.

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