Disastri bancari e CONSIP: analogie pericolose

18 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Disastri bancari e vicenda CONSIP: analogie pericolose

I risultati attesi dal lavoro che la Commissione Parlamentare d’inchiesta sui disastri bancari si accinge a fare, potrebbero riservare non poche sorprese, soprattutto sulle lacune dei controlli, sulle “commistioni” se non incesti della politica e sul ruolo di qualche politico in servizio permanente effettivo, desideroso di stare e influenzare tutte le stagioni.

Gli italiani sono ansiosi di capire come può fallire una banca e, se esistono, quali e dove stanno le responsabilità?

Sarà dipeso dall’esercizio del credito allegro o dal fatto che non sono state prese delle precauzioni per aumentare la solidità patrimoniale degli istituti di credito che non sono riusciti neanche a restituire il valore nominale delle loro obbligazioni?

Dal mancato coordinamento e controllo della Repubblica secondo il dettato costituzionale – ex comma 1, art.47 Carta costituzionale?

L’aver elargito per anni compensi lunari agli amministratori e dividendi gonfiati ai soci e azionisti nel silenzio dell’Istituzione, dilapidando quelle risorse destinate ad onorare gli impegni assunti soprattutto verso la clientela retail?

Se posso comprendere qualche stato d’ansia e preoccupazione che pure ci può stare, rispondere a queste domande, significherà restituire una dignità alla politica ed una fiducia verso i risparmiatori!

Gli italiani tutti ne hanno diritto, a prescindere

Nello stesso tempo, stiamo vivendo un’altra vicenda, quella riguardante l’inchiesta Consip[1], che non manca di offrirci qualche spunto di riflessione di come si può tramare all’ombra delle Istituzioni.

Si comincia dalla “fuga di notizie pilotate” a destinazione vincolata – cioè soltanto a favore di una testata giornalistica – per la quale è in corso una indagine della Magistratura capitolina verso la quale si nutre la massima fiducia. È finita da tempo l’era della “nebbia nella capitale”, oggi le indagini si fanno e si fanno bene!

Informative di polizia, riportanti conversazioni telefoniche con annesso scambio di persona, atteggiamento persecutorio con teoremi preconcetti costruiti a tavolino al solo fine di danneggiare in modo irreversibile l’azione di Governo.

Per tutto questo è esistita una regia oppure è tutto casuale? Sarebbe doveroso scoprirlo. Riponendo la massima fiducia nel nostro Stato di diritto e nel lavoro della magistratura, siamo in attesa di conoscere l’esito di questo giallo.

A leggere contemporaneamente i disastri bancari e la vicenda Consip le analogie non mancano, in ambedue i casi, analogie pericolose, prego trattare con cura.

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[1] Consip è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana. Essa opera nell’esclusivo interesse dello Stato ed il suo azionista unico è il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF), del quale Consip è una società in-house.

NOTA BENE: Le opinioni espresse e le raccomandazioni formulate sono da considerare personali e non rispecchiano necessariamente quelle di Wall Street Italia, i cui orientamento e linea editoriale rimangono indipendenti e neutri. 

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