Debito italiano: “valore di mercato” pari a 150% del Pil

2 novembre 2015, di Lorenzo Guiggiani

ROMA (WSI) – Il Dipartimento del Tesoro definisce il debito pubblico come il “ di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici)”. Il debito è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni e titoli emessi dallo Stato, sia sul mercato interno (BOT, CTZ, CCTeu, BTP, BTP€I e BTP Italia), sia sul mercato estero”.

Al 31 dicembre 2014 i titoli di Stato in circolazione rappresentavano circa l’83% dei 2.136 miliardi di euro di debito pubblico. Il “valore nominale” di un titolo di debito – come lo sono i titoli di Stato – ne rappresenta il valore di rimborso, cioè il valore che l’ente erogatore del titolo – in questo caso lo Stato – deve restituire al possessore del titolo stesso alla data di scadenza. Il valore nominale si contrappone al “valore di mercato” del titolo, cioè al prezzo determinato dalla legge della domanda e dell’offerta, che – nel caso dei titoli di Stato – si incontrano sui listini del MOT (Mercato Obbligazionario Telematico), dando origine alle quotazioni di borsa.

Il “valore nominale” e il “valore di mercato” di un titolo di Stato possono divergere in modo sostanziale per effetto dell’impatto che le variazioni dei tassi di interesse di mercato hanno sulla quotazione del titolo dopo la data di emissione dello stesso.

Per capire meglio il concetto appena esposto prendiamo ad esempio il BTP decennale emesso il 1° settembre 2011, cioè nel pieno della pressione speculativa che ha colpito il nostro Paese e che ha reso noto a tutti il c.d. Il Dipartimento del Tesoro, per vendere il BTP in questione, dovette offrire un rendimento annuo del 5%.

Oggi, invece, complice la discesa dei tassi di interesse di mercato, il rendimento di un BTP decennale oscilla intorno all’1,50%. Ne consegue che quel BTP, che fu venduto al “valore nominale” di 100 con una cedola annua del 5%, oggi ha un “valore di mercato” pari a 125, per far sì che il suo rendimento a scadenza sia allineato all’1,50% degli altri BTP decennali.

VALORE NOMINALE È FUORVIANTE

Tornando, dopo questa premessa, alla definizione iniziale di “debito pubblico”, appare evidente che conteggiare l’ammontare titoli di Stato in circolazione al “valore nominale” – come da bollettino ufficiale del Dipartimento del Tesoro – dia un risultato sensibilmente inferiore rispetto a quello che scaturirebbe dal computo al “valore di mercato”.

Ci sono almeno due tesi a supporto del fatto che sarebbe più corretto usare il “valore di mercato” in luogo del “valore nominale”.

La prima si basa sul semplice fatto che lo Stato, nella remota ipotesi in cui volesse (e potesse) estinguere istantaneamente l’intero debito pubblico, dovrebbe riacquistare tutti i titoli in circolazione pagandone il rispettivo “valore di mercato” e non già il “valore nominale”.

La seconda tesi scaturisce dal meccanismo di vendita dei titoli di Stato, che prevede, per uno stesso titolo, la possibilità che venga collocato sul mercato in più tranche, a distanza di mesi o anni l’una dall’altra. Ovviamente ogni tranche viene collocata al “valore di mercato”, fatto registrare dalle tranche precedentemente emesse del medesimo titolo, del giorno in cui l’asta ha luogo.

(Il confronto tra valore nominale e di mercato dei titoli italiani in circolazione)

Prendendo nuovamente ad esempio il BTP decennale emesso nel 2011, se ne potrebbe collocare una nuova tranche oggi, vendendo il titolo al “valore di mercato” di 125 a fronte di un “valore nominale” pari a 100. Ciò permetterebbe allo Stato di incassare 125, aggravando l’ammontare del debito pubblico – secondo il meccanismo ufficiale di conteggio – solo per 100, con un’evidente distorsione rispetto alla realtà dei fatti.

Considerato che, al 1° novembre 2015, tutti i titoli di Stato in circolazione, ad eccezione di uno (si tratta del BTP con cedola all’1,65% e scadenza nel 2032), hanno un “valore di mercato” superiore al “valore nominale”, l’ammontare del debito pubblico viene fortemente sottostimato dal Dipartimento del Tesoro.

In particolare, ai 1.787 miliardi di euro di “valore nominale” complessivo, corrisponde un “valore di mercato” dei titoli di Stato in circolazione pari a 2.041 miliardi di euro, che eleva l’ammontare totale del debito pubblico italiano a ben 2.390 miliardi di euro, pari a quasi il 150% del PIL.

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