Dazi, gli Stati Uniti contro tutti

12 luglio 2018, di Tom Stubbe Olsen (Nordea)

La retorica e il raggio di azione dei dazi si stano pericolosamente allargando. C’è da sperare che l’instabilità non peggiori ulteriormente. In tal caso, secondo Tom Stubbe Olsen, gestore del fondo Nordea 1 – European Value Fund e fondatore di Mensarius Ag è consigliabile tutelarsi puntando su società con un solido franchisee

Dopo la riforma fiscale, nel secondo trimestre ha preso piede un’altra delle promesse elettorali di Donald Trump. Le prime stoccate contro politiche commerciali sleali erano dirette alla Cina e agli scambi di acciaio, ma la retorica e il raggio di azione si stanno allargando. Le tariffe potrebbero essere imposte anche all’Europa e alle sue aziende, così come agli altri maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.

Il clima è già caldo. Il Vecchio Continente ha deciso di applicare dazi su alcuni marchi iconici statunitensi tra cui Harley-Davidson, Bourbon e Levi’s. Gli Stati Uniti hanno reagito minacciando un’estensione delle tariffe al comparto automobilistico, in particolare per le auto di provenienza europea.

Questa decisione colpirebbe la Germania, e di conseguenza le prospettive di crescita in Europa anche se l’espansione economica del Continente è oggi maggiormente diffusa e più legata a fattori domestici rispetto a quanto non lo fosse alcuni anni fa. Le tariffe porterebbero ad un rialzo dei prezzi, andando a mettere pressione all’inflazione. In un primo momento le Banche centrali potrebbero apprezzare questo aiuto contro la deflazione e accelerare il percorso di rialzo dei tassi di interesse.

Nessuna teoria economica supporta la tesi che iniziare una guerra commerciale aumenti la ricchezza delle parti coinvolte, direttamente o indirettamente. Non è una buona notizia nemmeno per l’economia globale, o per quella europea, o per la crescita degli utili societari. Temiamo, in effetti, che l’attuale amministrazione statunitense non stia seguendo alcuna teoria economica, ma si stia muovendo all’interno di un’agenda politica.

C’è da sperare che l’instabilità della situazione non peggiori ulteriormente. Potenzialmente, un’escalation potrebbe portare alla rottura delle catene di approvvigionamento alle quali fanno affidamento molte aziende e danneggiare i processi di produzione, dato che le dogane potrebbero ritardare o bloccare le spedizioni. Un modo per tutelarsi, secondo noi, è puntare su società con un solido franchise che hanno il potere discrezionale di aumentare i prezzi al consumo nel caso si rendesse necessario.

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