Crisi finanziaria ha portato a fine del contratto sociale

6 aprile 2016, di STEEN JACOBSEN (SAXO BANK)

Le due principali sfide che dovranno affrontare i mercati nel Q2 2016 sono l’incertezza politica e il crescente sentiment anti-establishment, come dimostrano nella pratica la campagna elettorale in USA e l’accelerazione sul voto per la Brexit fissato per giugno. Il peso di questi due fenomeni è amplificato dalla convergenza di opinioni simili nel resto del mondo, che mettono in luce un crescente rifiuto delle élite e dello status quo. In questo Outlook, gli analisti di Saxo Bank propongono soluzioni su come negoziare le diverse asset class in questo contesto.

Steen Jakobsen, capo economista di Saxo Bank, ha dichiarato:

“Viviamo una  crisi finanziaria che dura da otto anni e, i lavoratori che portano a casa remunerazioni ai minimi storici, mentre le aziende conseguono i guadagni (al lordo delle imposte) più elevati di sempre. Senza contare che si assiste al più basso livello di investimenti mai registrato nella storia e al più basso livello di produttività. Questa sfortunata tripletta spiega perché i movimenti di estrema sinistra e di estrema destra stanno registrando un così grande successo: rappresentano, infatti, quanto c’è di più distante dalle attuali elite politiche”.“Gli elettori sembrano ormai preferire il caos alla “solita situazione”. Potremmo chiamare questo nuovo paradigma ‘la fine del contratto sociale’ ”.

In questo contesto politico, vediamo l’Outlook di Saxo Bank per il Q2 2016 in base alle principali asset class:

Forex 

Con l’ingresso nel secondo trimestre, ci aspettiamo che il tema della “rottura del contratto sociale” sarà maggiormente avvertito sugli scambi della sterlina, visto che la Gran Bretagna sta andando dritta verso la Brexit. Cosa significhi in termini pratici è difficile da capire, ma in termini di valuta potrebbe avere notevoli conseguenze, in particolare rispetto la volatilità dei tassi di cambio con la sterlina. Il secondo trimestre sarà anche il momento in cui i mercati cominceranno a pesare la probabilità che Donald Trump diventi davvero il presidente degli Stati Uniti. E cosa potrebbe significare per l’economia americana e, in particolare, per il dollaro. Avvicinandosi alla data delle elezioni è sempre più forte il rischio che il biglietto verde si indebolisca, soprattutto se i sondaggi mostreranno un’alta probabilità di vittoria di Trump. Il motivo? Trump è sinonimo di una variabile indefinita, dunque di nuovo la volatilità sarà l’unica garanzia.

Infine, il contratto sociale potrebbe finire sotto attacco anche in Giappone. Il governatore della Banca centrale giapponese, Haruhiko Kuroda, dovrebbe ottenere facilmente l’obiettivo prefissato di tenere l’inflazione al 2%, ma non si può escludere che essa sia del – 2% se non peggio, quale che sia il valore nominale.

Obbligazioni

Il mercato dei bond potrebbe risentire ancora una volta negativamente della pressione sull’Europa, chiamata a risolvere problemi imminenti. Le paure per la Brexit e i movimenti anti-austerity nei Paesi periferici dell’Unione Europea potrebbero condurre a un sentimento di inquietudine sul mercato obbligazionario. Rimaniamo, per questo, prudenti sull’andamento finanziario nel Q2, stimando rendimenti molto bassi, un incremento della regolamentazione (ancora ignota), un aumento del peso dei crediti deteriorati, modelli di business con basso livello tecnologico. 

Commodities

Le materie prime stanno finalmente mostrando segnali di stabilizzazione in seguito al brutale selloff degli ultimi due anni, con oro e petrolio in prima fila. Il buying dell’oro è stato praticamente ininterrotto durante il primo trimestre, con gli hedge funds che sono passati da eccezionali posizioni short alla più lunga posizione net-long nel corso di 13 mesi. Un forte impulso dovrebbe quindi portare l’oro a raggiungere, senza però romperla, la soglia dei 1.310 dollari-oncia.

Un balzo in avanti nel sentiment del primo trimestre ha migliorato l’atmosfera dei giorni bui a metà gennaio, quando il Brent ha raggiunto il suo minimo in 12 mesi.  Il nostro range favorito per il secondo trimestre resta invariato rispetto al primo tra i 35 e i 40 dollari al barile, ma con un margine di rischio meno squilibrato verso il basso.

Azionario

L’apertura volatile del 2016 ha impattato negativamente sui mercati azionari globali, con alcuni settori che, secondo il nostro nuovo modello di valutazione degli indici settoriali dell’MSCI World, sono sprofondati in territorio di svendita. Da ciò deriva che i settori ciclici come i generi di consumo, i materiali e i finanziari sono diventati relativamente a buon prezzo rispetto alle metriche standard di valutazione ed, entrando nel secondo trimestre, li stiamo analizzando con attenzione.

Macro

In una prospettiva macroeconomica il secondo trimestre presenta diversi eventi critici. Tra essi spiccano la riunione del Federal Open Market Committee del 15 giugno, il referendum Brexit il 23 giugno e le nuove elezioni politiche in Spagna. Tuttavia, anche se l’atteso innalzamento dei tassi Fed non creerà agitazioni nel Q2, i titoli azionari delle economie sviluppate non sembrano per niente a buon mercato in questo momento. Il rimbalzo di circa il 10% cui abbiamo assistito da febbraio su questi mercati sta pesando sulle valutazioni.

Non mancano le eccezioni. Sul mercato italiano (ITALY40.I) assisteremo a un’ottima stagione di EPS con un dividendo medio di circa il 3,5%, anche grazie alla ripresa del settore finanziario.

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