Con la riforma, addio alle Bcc

3 marzo 2016, di Emanuele di Palma

Dopo le Popolari anche le Banche di Credito Cooperativo sono oggetto di una riforma che sta suscitando non pochi malumori e valutazioni contrastanti tra gli stessi operatori del settore. Il 10 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha varato il testo del provvedimento secondo cui le 364 Bcc italiane non saranno più autonome ma coordinate da una capogruppo (holding). L’uscita dal gruppo (way out) sarà possibile solo per le banche con un patrimonio pari ad almeno 200 milioni di euro ed impone il pagamento di una tassa del 20% sulle riserve indivisibili.

Riforma da migliorare

“Il punto nodale non è riforma si o riforma no. Noi crediamo che una razionalizzazione del sistema vada effettuata e che possa addirittura rappresentare un’occasione di crescita e consolidamento della rete, a patto che non ne snaturi i principi fondanti dell’autonomia e del radicamento nel territorio. Purtroppo questa riforma nasce con un peccato originale: non è frutto del coinvolgimento effettivo delle banche che fanno parte del sistema, ma arriva dagli organismi di rappresentanza della categoria”.

Un esempio su tutti: “il patto di coesione che dovrebbe regolare i rapporti tra le singole Bcc e la Holding (capo gruppo). Dopo un anno di lavoro non è ancora noto e rischia di trasformarsi in patto di dominio imposto dall’alto. Altro esempio è la governance: rischiamo di essere ridotti a semplici filiali di un gruppo a trazione nordista con tanti saluti alle necessità di credito del Mezzogiorno per rilanciare investimenti e sviluppo di cui tanto ci sarebbe bisogno”.

“La riforma va migliorata, altrimenti rischia di creare non pochi problemi. Tra i correttivi evidenziamo: la possibilità di creare più holding riducendo la quota di capitale necessario, ridurre drasticamente il patrimonio minimo per la way out, garantire nella governance della capogruppo una rappresentanza significativa delle banche meridionali”.

Bcc, grande agitazione in tutto il movimento?

“Le Bcc sono preoccupate per quello che si prospetta. Le singole realtà non sono mai state ascoltate veramente. Dico di più: le nostre proteste, le nostre prese di posizione – e mi riferisco alla base delle Bcc – vengono fuori, in termini di visibilità, a fatica. Bisogna fare in modo, invece, che ogni Bcc possa scegliere il proprio futuro, magari anche attraverso aggregazioni con altre realtà territoriali, al fine di rafforzare la capacità di risposta alle comunità di riferimento. In pratica dobbiamo lottare affinché le risorse del Sud siano gestite ed amministrate da chi le ha create con sacrificio e non espropriate da una governance sbilanciata verso il Centro Nord“.

“La politica deve essere sensibile a questi temi. Da parte nostra stiamo facendo il possibile per essere ascoltati e per far capire che il bene più importante da preservare è rappresentato dalle migliaia di soci, dai milioni di clienti e non da alcune poltrone. Spero che la politica capisca che questa, così come presentata, non è una riforma che aiuta il Mezzogiorno. Si rischiano problemi costituzionali: noi siamo società private che verrebbero di fatto espropriate. C’è chi ha già posto la questione nelle sedi competenti ed è chiaro che daremo anche noi battaglia”.

La proposta è quella di “lasciare a noi libertà di aggregazione. Penso a realtà limitrofe, ad integrazioni su base territoriale. Vogliamo che lo spirito delle banche di credito cooperativo resti mutualistico”.

“Devono lasciarci la facoltà di scegliere il nostro futuro. La nostra banca, che è già un punto di riferimento in tanti comuni della Puglia, deve restare ancorata al territorio e alla sua gente. Abbiamo 60 anni di storia da salvaguardare e tanti sacrifici messi in campo per renderci autonomi e sempre al passo con i tempi. D’altronde i nostri dati di bilancio ci confortano, nonostante le difficoltà che sta attraversando il Paese”.

“Oggi la Bcc San Marzano è una delle realtà finanziarie più significative del Mezzogiorno. Conta 10 filiali, 2500 soci, oltre 23000 clienti e 115 dipendenti. La raccolta del 2015 si attesta a 520 milioni di euro, gli impieghi ammontano a 215 milioni di euro e il patrimonio è di circa 48 milioni di euro. Una recente indagine di Altroconsumo (Associazione Italiana dei Consumatori) ha collocato la Bcc San Marzano tra i 29 istituti di credito italiani più affidabili insieme a gruppi bancari come UniCredit, Intesa San Paolo, Banca Carime etc”.

“Non a caso a settembre 2015 ha registrato un CET1 (parametro che indica la solidità di una Banca) del 17.2%, notevolmente al di sopra della soglia minima imposta dalla Bce (pari al 10,5%), come anche della media delle banche nazionali (pari al 12,3%) ed in particolare del credito cooperativo italiano (pari al 16,3%)”.

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