Brexit, il crollo della sterlina e le possibili conseguenze

13 ottobre 2016, di Marco Saccà (consulente)

Sono mesi duri per la sterlina sui mercati dei cambi. Tutto è cominciato tra la notte e la mattina del 23 giugno, quando il Regno Unito e l’Europa intera sono stati travolti dal risultato del referendum, uno dei più importanti da quando esiste l’Unione Europea. Al risveglio la notizia ufficiale: Brexit. Un risultato per molti sorprendente, soprattutto visti i sondaggi e le previsioni che avevano accompagnato i mesi precedenti al voto, con il fronte del remain in vantaggio fino all’ultimo. Il voto ha invece detto il contrario e la forte moneta britannica è crollata improvvisamente.

Da quel fatidico giorno di fine giugno, la sterlina ha accelerato il suo declino, per la verità iniziato qualche mese prima. Il pound ha infatti perso un quinto del suo valore in poco meno di un anno, per poi crollare dopo l’esito del referendum, a causa delle paure dei mercati sui danni di Brexit, anche se tempi e modalità di uscita non sono ancora definiti.

Dal 23 giugno scorso, la sterlina ha perso il 15% della propria valutazione. Venerdì scorso ha chiuso al cambio più basso degli ultimi trentun anni con il dollaro. Non solo, nella notte di sabato, abbiamo assistito a un crollo vertiginoso del 6% del proprio valore in due minuti, in parte causato, così è stato dichiarato da fonti ufficiali, da un algoritmo che ha messo in moto automaticamente operazioni di vendita di massa.

Che cosa è successo

Ebbene, in seguito a una conferenza del partito conservatore, il partito al governo e che di fatto sponsorizzava la Brexit – escludendo l’allora premier David Cameron e altri membri, l’attuale primo ministro Theresa May ha sostenuto che le negoziazioni per l’uscita potranno cominciare a marzo del 2017. Questo però, ha decisamente spaventato gli investitori, vista la grande incertezza che regna intorno al possibile percorso che deciderà di intraprendere il governo britannico. Che sia questo una hard Brexit oppure un’uscita più soft non è dato a sapersi.  Chiaramente un’uscita lenta sarebbe senz’altro meno dolorosa e minimizzerebbe il rischio di un crollo politico, economico e finanziario.

Nella recente conferenza di cui anticipato prima, May ha più volte citato l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, facendo intendere la sua propensione verso un’uscita più decisa e netta. Gli investitori hanno reagito di conseguenza, provocando un crollo del valore della sterlina di circa il 4% dopo la conferenza. Sulla scia di questi timori il pound ha ripetutamente aggiornato nuovi minimi nei confronti del dollaro americano e dell’euro, fino ad arrivare al flash crash. Nel giro di un paio di minuti le quotazioni del cambio sterlina/dollaro sono crollate dall’area 1,26 fin sotto quota 1,20.

Situazione simile per il rapporto euro/sterlina, schizzato da 0,885 fino a 0,93 in pochi secondi, per poi assestarsi in area 0,90. Nei giorni a seguire per la prima volta, viaggiatori inglesi diretti verso l’Europa continentale hanno dovuto fare i conti con una moneta più debole di quella che stavano ricevendo. A seconda dei cambi valuta e delle commissioni, i britannici hanno visto i loro pound cambiati per 96, 97 e 99 centesimi di euro. Chiaramente gli aeroporti sono i posti meno convenienti dove cambiare contante, ma si tratta comunque di un fatto più unico che raro.

Che cosa aspettarsi in futuro

Secondo alcuni analisti della City, quello che potrà accadere sui mercati valutari nei prossimi mesi sarebbe la parità tra sterlina ed euro, e perfino tra sterlina e dollaro. Un’utopia fino a qualche mese fa, ma un aspetto che al momento in pochi si sentono di escludere.

Un celebre analista esperto di valute, David Bloom di HSBC, ha anticipato qualche giorno fa sul blog di AnyOption che “Le prospettive per il Regno Unito sono un fattore determinante per lo slancio EUR-GBP, con crescente ansia su ciò che il “Hard Brexit” può portare per l’economia. La differenza tra e una uscita “hard” e “soft” è significativo, con una uscita difficile che porta ad una completa perdita di accesso al mercato unico europeo e l’unione doganale che permette il flusso libero di merci e servizi attraverso le frontiere europee”.

Inoltre, il cambio GBP/USD di 1.20 è da considerarsi realtà entro la fine dell’anno. Per il prossimo anno, Bloom prevede un cambio di circa 1.10. Questo ovviamente porterebbe alla parità GBP/EUR. Attualmente la coppia euro-pound si attesta sui 1.1090, un deprezzamento del 18%, dopo essere partita da 1.3578 a inizio anno. Discorso simile per quanto riguarda la coppia euro-dollaro, che ha riscontrato una perdita del 16% quasi. Se ne parla meno, ma la sterlina ha ricevuto le batoste peggiori dallo Yen. La coppia GBP/JPY ha perso il 27.41% a partire dall’inizio dell’anno.

Quali possono essere le conseguenze

Quanto accaduto la scorsa settimana, con l’improvviso collasso di una delle valute più importanti del mondo, non passerà di certo inosservato. I traders di valute hanno attribuito il crash della sterlina nei confronti del dollaro a un errore dell’algoritmo ma, qualunque sia stato il motivo, questa non è che la dimostrazione di quanto il pound sia vulnerabile in questo momento.

Le prossime settimane saranno cruciali. L’euro/sterlina continuerà ad essere sensibile agli sviluppi che circondano le misure di politica monetaria della BCE e le trattative in corso per adempiere agli obblighi Brexit.

Se la BCE dovesse continuare a fare il braccio di ferro, potremmo continuare ad assistere a un declino della moneta di sua maestà, diminuendo le possibilità di acquisti di asset. D’altra parte, se il Regno Unito opta per negoziare una “uscita morbida”, potrebbe stimolare i mercati a una rinnovata fiducia, contribuendo a compensare il nuovo ciclo di perdite subite.

Tuttavia, sembra proprio che fino a che una di queste due strade non verrà delineata, l’attuale situazione fra la sterlina e le altre importanti valute rischia di persistere nel medio termine.

Fonti:

Il Sole 24 Ore

Any Option Blog

BBC

PoundSterling Live

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