Bond, “da incrementare le posizioni in Eurozona”

4 gennaio 2016, di Alessandro Allegri

La dinamica incerta dei mercati nel mese di dicembre riassume verosimilmente quanto visto nel corso dell’intero anno con l’alternarsi di fasi positive e negative che alla fine ci fanno archiviare con un “nulla di fatto” il 2015. L’attualità finanziaria è stata ancora dominata dal crollo del prezzo del petrolio, causa di ulteriore instabilità in un contesto macroeconomico in fase di miglioramento ma ancora caratterizzato da forti distinzioni tra le diverse macro-aree.

Il ciclo è sostenuto negli USA con dati incoraggianti tali da permettere la tanto “attesa” inversione della politica monetaria da parte della Federal Reserve ma la situazione di Europa e Giappone resta invece più arretrata con un recupero reale che tarda ed un forte ancoraggio del ciclo economico alle politiche espansive delle rispettive banche centrali. Restano infine più alte le preoccupazioni per le economie emergenti, sofferenti per il crollo del prezzo delle materie prime e per le prospettive di rialzo tassi in USA.

Venendo ai risultati, dicembre consegna performance negative sugli azionari (-2.17% MSCI-W-LC), in particolare in area Euro (-6.8%), inquadrate in un trimestre comunque di importante recupero che chiude un 2015 sui mercati caratterizzato da risultati decisamente variegati e da una significativa selettività tra borse vincenti e perdenti.

Solo alcuni indici sono risultati particolarmente premianti nell’anno, ricordiamo in tal senso Italia, Germania e Francia o la Russia tra gli emergenti, unica piazza ad offrire risultati positivi di spessore, oltre al Giappone con una crescita annua attorno a +10%.

Sulle tematiche settoriali solo Tecnologia, Benessere/Salute e Consumi ciclici e non ciclici hanno offerto rialzi annui superiori al 3%. Pochi dunque gli indici “sostanzialmente invariati” (S&P500 -0.73%, Messico -0.39%, Svizzera -1.8% con SudAfrica e Korea attorno al +2%) mentre sono numerose le Borse decisamente negative come, in generale, quelle emergenti trascinate al ribasso in particolare da Indonesia, Turchia e Brasile o anche comparti settoriali specifici come Basic Material, Energy ed Utilities; temi che hanno lasciato sul campo ben oltre il 10% del loro valore iniziale.

Anche gli investimenti obbligazionari hanno concluso il 2015 in modo negativo con una saldo annuale sostanzialmente neutro e smentendo in parte le aspettative iniziali negative. Non è stato tuttavia un anno facile, le paventate difficoltà sui Bond si sono solo parzialmente concretizzate ma i mercati hanno dovuto affrontare nel corso dell’anno fasi incerte e negative molto impegnative e soprattutto inusuali per questa tipologia di investimenti. Il saldo finale, leggermente positivo, premia in particolare i temi governativi, soprattutto Eurozona e nello specifico i paesi periferici dell’area.

In difficoltà invece gli strumenti Corporate in particolare gli High Yield statunitensi. Sul debito emergenti si sono trasferite invece tutte le incertezze del comparto con risultati molto negativi in valuta locale. A questi elementi non possiamo fare a meno di aggiungere la performance della valuta Euro, molto negativa a livello globale.

Il deprezzamento medio è stato attorno al 10% contro Dollaro, Yen, Sterlina e Franco Svizzero. In particolare solo verso Real Brasiliano, Rand Sudafricano e Lira Turca si sono registrati apprezzamenti dell’Euro. Non dimentichiamo l’andamento ribassista delle materie prime ed in particolare del Petrolio (Brent), che nell’anno ha perso oltre il 20% del valore, segnando per il secondo anno consecutivo risultati molto negativi.

Significativa anche la debolezza dell’oro che in corso d’anno ha gradualmente annullato i guadagni di inizio periodo, chiudendo il 2015 con una perdita dell’ 11%.

Sebbene dunque si stia affrontando un contesto di mercato in cui le chiavi di lettura risultano molteplici e le incertezze permangono, riteniamo preponderante una visione ed un sentiment positivi con i mercati rivolti alla ricerca di una solida crescita economica, magari moderata ma sufficientemente robusta da alimentare un ciclo virtuoso; elemento costruttivo a sostegno soprattutto del quadro azionario per l’anno entrante.

Si riparte per il 2016 quindi con temi per certi versi poco diversi da quelli visti nell’anno appena conclusosi: obbligazioni a rischio, azionari in discreta salute e tensioni valutarie da non sottovalutare. Quanto alle previsioni per il 2016,

“per gennaio si conferma sostenuta l’esposizione azionaria complessiva in linea con i mesi precedenti”.

A livello di allocazione viene riequilibrato il peso fra gli investimenti sulle principali aree e la selezione settoriale. A livello geografico privilegiamo in particolare Usa ed Euro con un minor peso sugli Emergenti, mentre per i comparti merceologici confermiamo Energy e Materials inserendo Financials e Telecommunications.

Sulla componente obbligazionaria incrementiamo le posizioni sui governativi Euro alleggerendo parzialmente le tematiche Emergenti ed High Yield. Più marcata l’esposizione valutaria extra euro.

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