Bankitalia, cambia il governatore: Visco sul patibolo

18 ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Nella giornata di ieri la Camera ha approvato la mozione del Partito Democratico (213 voti a favore, 97 contrari e 99 astenuti), con la quale è stato chiesto un “cambio di passo” nella guida dell’Istituto di vigilanza nazionale sul mondo bancario.

La mozione è stata motivata da ragioni tecniche e politiche, mai come adesso assolutamente condivisibili,  dove si dice: “L’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione”, senza fare alcun riferimento al nome del Governatore in carica, Ignazio Visco.

Fermo restando la responsabilità del Governo nella decisone finale, circa il rinnovo o la sostituzione nella importante carica istituzionale, è innegabile che l’iniziativa politica del Partito Democratico va nella giusta direzione.

La politica, quella alta, soprattutto quando i fatti e le circostanze depongono al peggio come la vicenda di cui parliamo, deve assumersi delle responsabilità, anche facendo scelte radicali o controcorrente.

Il disastro delle banche, conseguente ad una gestione approssimativa per alcuni decenni, con controlli aleatori, quale causa principale dei gravissimi danni economici arrecati ai tanti risparmiatori (obbligazionisti in primo luogo della linea retail), non può essere orfano e deve avere dei responsabili, al netto dei lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta da poco insediata.

La credibilità e fiducia dei cittadini nella Istituzione e nella politica, passa anche e soprattutto da questi segnali  che gli italiani aspettano da tempo.

L’invocato “cambio di passo”, appare invitabile per consentire un recupero di credibilità di cui il sistema ha bisogno.

È anche vero che l’incarico in scadenza a fine mese è ormai ascrivibile ad un incarico di rappresentanza, in concreto svuotato dal fatto che dal 1° gennaio p.v., forse per il bene di tutti – soprattutto dei risparmiatori retail –  ben 462 Intermediari finanziari passeranno sotto la cura degli “stress-test” della Banca Centrale Europea.

Messo alle spalle o meglio archiviato un passato di tal fatta – recente e remoto – indipendentemente di quale potrà essere la figura del nuovo Governatore, cominciamo a pensare a una “bottiglia mezza piena”.

E questo lo dice chi scrive che con la Banca d’Italia ha vissuto momenti difficili, irripetibili, da incubo [1].

Auguri di buon lavoro al nuovo Governatore che sostituirà Ignazio Visco, a prescindere!

Prospettive a breve

Come detto in altra occasione, se l’esperienza servisse a qualcosa, quella negativa s’intende, oltre che la nomina del Governatore, quale che sia, si penserebbe a qualcosa di più, come per esempio ad una seria riforma di sistema, in grado di scongiurare per il futuro, il ripetersi di disgrazie di questa portata.

Per fare questo bisognerebbe modificare la composizione del “capitale” della Banca d’Italia, con una Golden share da dare al Ministero dell’economia e delle finanze, riducendo significativamente l’attuale partecipazione del capitale privato delle banche.

Potrebbe essere questa una mossa per dare maggiore autonomia operativa nell’attività ispettiva e meglio rispondere al dettato costituzionale.

Ma siamo in Italia, dove si vive e si sopravvive sull’onda di una emergenza continua, dalle alluvioni ai terremoti, dal dissesto idrogeologico al problema immigrazione, dalla disoccupazione giovanile alla mancata crescita demografica, dalle pensioni e non so cos’altro accidenti ancora.

Siamo in Italia, dove si festeggia la Costituzione più bella del mondo e non si vedono aberrazioni evidenti nel modello organizzativo, insopportabili, ma dobbiamo accontentarci di quello che c’è, mutuando il detto del commerciante napoletano che espone il cartello all’ingresso del proprio negozio: di quello che c’è non manca niente!

Ecco, nella nostra Costituzione non manca niente, anche se quello che c’è funziona poco e male.

Per rimanere al tema della vigilanza bancaria e quindi del ruolo e la figura del “Governatore da nominare” non possiamo non pensare alla nostra amata ed insostituibile Carta costituzionale quanto è stato vilipeso il 1° comma dell’articolo 47 che testualmente recita:

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Alle luce delle ultime esperienze di cui la cronaca giudiziaria ci aggiorna quotidianamente, ancora di più riesce difficile immaginare una figura in grado di restituire dignità a questo dettato costituzionale.

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[1] http://www.wallstreetitalia.com/antiriciclaggio-controllo-tipo-della-banca-ditalia/

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