Bankitalia: salviamo il salumiere

19 ottobre 2017, di giovannifalcone

 

<<Da sempre la Banca d’Italia è un patrimonio di indipendenza e di autonomia per l’intero Paese. Per questo mi appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del PD>>.

Queste sono le parole utilizzate dal politico che dice bianco “ma anche nero”, il politico che riesce a dire cose di destra, di centro e di sinistra.

Walter Veltroni, il politico che in una occasione ebbe a dire “di non essere mai stato comunista, almeno ideologicamente”.

Ebbene, caro Walter, ti scrivo quale tesserato del Partito democratico che, come te, non sono mai stato comunista avendo votato per quasi venti anni il “leader  del partito avverso”.

Le scrivo per dire delle cose semplici che direbbe il “Ciccillo CACACE” qualunque, l’uomo della strada.

Sono fallite delle banche che non sono delle “salumerie”.

Quando una banca diventa insolvente verso i risparmiatori (obbligazionisti o quelli che diventano “azionisti” d’ufficio) e non riesce neanche a restituire il capitale è inammissibile per definizione.

Parliamo di banche che per anni hanno elargito compensi lunari agli amministratori e dividendi gonfiati agli azionisti, al solo scopo di conservare posti di potere, falsificando sistematicamente i propri bilanci e occultando crediti inesigibili che, a ben guardare, a crisi scoppiata sono diventate sofferenze perché si è appreso che tratta vasi di clienti falliti o addirittura deceduti.

Due le principali concause, la prima:

  • crediti allegri – in spregio al dettato costituzionale dell’art.47: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
  • La seconda concausa: solidità patrimoniale. E’ una formula concepita dalle norme e dal buon senso significando che, come un buon padre di famiglia, bisogna “accantonare” risorse per far fronte a difficoltà anche esterne ed estranee alla propria volontà come una crisi di liquidità, una crisi finanziaria etc.

L’accantonamento deve essere “proporzionato” alla massa del risparmio raccolto.

Si è visto in questi anni che, mentre si sono trovati i soldi per elargire compensi stellari agli amministratori e dividendi ingiustificati, è mancata la provvista per onorare gli impegni con gli obbligazionisti, risparmiatori qualunque, gente comune, poveracci che non so se, come e quando avranno diritto di parola in questo bellissimo e disgraziato Paese.

Chi erano i soggetti Istituzionali deputati a fare questi controlli?

Non c’erano e se c’erano dormivano!

Oggi, il Partito democratico, quello di maggioranza relativa in  Parlamento, deve far finta di niente pensando che sia fallita la salumeria di “Nonna Rosa”?

AVANTI TUTTA!

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