Banche italiane, 10 motivi per cui devono fallire

18 luglio 2016, di Francesco Verolino (consulente e imprenditore)

I soldi che le banche prestano sono dei risparmiatori. Queste disponibilità sono i soldi dei conti correnti bancari, degli obbligazionisti e degli azionisti. Ci sono almeno dieci validi motivi per cui le società in crisi in Italia devono essere lasciate fare default.

  1. Le Banche sbagliano o vogliono sbagliare le valutazioni quando fanno credito. Le banche italiane impiegano 1.800 miliardi di Euro; 400 miliardi di Euro in acquisto di titoli di Stato italiani. Ad imprese e famiglie 1.400 miliardi di Euro. Su questo importo, le sofferenze sono pari a 350 mld di Euro, pari al 25%. Circa i 200 miliardi di Euro di sofferenza sono verso le imprese, il resto verso privati. L’80% dei debiti verso le imprese è detenuto dal 10% del numero di imprese.
  2. Le banche hanno perdite potenziali non esposte in bilancio. La parte di crediti tra i 1.400 miliardi e le sofferenze di 350 miliardi è di 1.050 miliardi. Parte di questi impieghi è gravata da illeciti radicati nel rapporto. Anatocismo, modifiche unilaterali nulle, derivati, etc etc.
  3. Le perdite effettive superano di oltre 4 volte i valori di capitalizzazione. La redditività si è gradualmente ridotta: quella esposta di natura industriale soffre di esuberi pari a oltre il 50% dell’organico e di riduzione di impieghi. Quella complessiva è gravata dalle perdite su crediti (in molti casi non esigibili). Quella complessiva effettiva espone perdite impressionanti.
  4. Gli organici sono inadeguati sotto il profilo della gestione del rischio e l’assistenza ai clienti.
  5. Le banche sono creditori pericolosi dotati di strumenti informativi che potenzialmente rappresentano una minaccia. La Centrale dei rischi centralizza le informazioni di rapporto. L’errata segnalazione in Centrale dei rischi è lesiva della immagine dei soggetti segnalati, precludendo il credito e non solo. Una quota molto elevata di rapporti di debito è gravata da illeciti: usura, assenza di contratto, modifiche unilaterali, debitoria costruita su derivati nulli. Il numero delle errate segnalazioni per effetto degli illeciti è spaventoso.
  6. Le Banche non sono controllate nell’applicazione delle norme a tutela del credito e del risparmio. Le politiche dei dividendi hanno spinto a politiche di bilancio delle banche, orientate alla borsa e alla raccolta di capitali e all’incremento del valore delle azioni. La ricerca della performance economica ha spinto, inoltre, alla sistematica applicazione di comportamenti illeciti noti a tutti. Tuttavia, la funzione sociale del risparmio e dell’erogare credito è fondamentale per un Paese civile, al punto che oltre a specifiche normative del codice civile le aziende bancarie sono sottoposte a controlli aggiuntivi di terze parti: Consob, Banca D’Italia, Ministero del Tesoro, Comitato di Basilea.
    Ad oggi, non si rilevano comportamenti sanzionatorio in merito al rapporto tra banche ed utenza. Gli enti preposti al controllo si limitano ad intervenire esclusivamente in merito a fornire direttive e indicazioni. Ad esempio la Banca d’Italia determina i tassi oltre soglia di usura, ma mai è stata effettuata una ricognizione a consuntivo del rispetto della normativa.
  7. Le banche dovrebbero assolvere un ruolo sociale, non essere un costo per la collettività. Il salvataggio del sistema non può avvenire con i soldi dei contribuenti. La norma del Bail in è chiara, non possono esserci interventi pubblici nel salvataggio delle banche. Vero è che in questo modo correntisti e obbligazionisti possono perdere soldi, tuttavia senza una modifica degli organi di controllo e di governance delle banche si estenderebbero le perdite alla collettività.
  8. Il sistema del credito si sta completamente allontanato dall’economia reale. Tutti gli istituti di credito hanno gli stessi mali e si comportano in modo omogeneo. Risolvere il problema non vuol dire comprendere chi deve pagare le perdite, ma l’evoluzione strutturale a vantaggio di tutti.
  9. Soggetti che sono in esplicita violazione di norme civilistiche e penali, non controllabili, detengono i soldi della collettività. Oltre il 99% del capitale della Banca d’Italia è detenuto dai controllati.
  10. Nessuna azienda in qualsiasi altro settore sarebbe viva nelle medesime condizioni.

 

L’autore, Francesco Verolino, è uno storico lettore di Wall Street Italia. Vanta un’esperienza di 30 anni nel credito e nella finanza a differente titolo. Consulente di primari istituti di credito, consulente aziendale in area credito e finanza, da sei anni imprenditore.

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