Bad bank: impatto su chi opera nel mercato delle sofferenze

28 gennaio 2016, di Carmine Evangelista

La prima cosa da sottolineare è l’indipendenza. Il servicer dovrà necessariamente essere indipendente per permettere un giudizio di operabilità da parte delle agenzie di rating che si occuperanno di fornire un punteggio sui titoli per conto della Bce.

Conterà molto la capacità del servicer di lavorare in maniera veloce e costruire business plan adeguati, soprattutto in vista del sistema di garanzie che copriranno il gap. Si tratta di una copertura che interverrà a coprire la forbice tra prezzo pagato e valore netto della sofferenza (lordo meno accantonamento) e la garanzia sarà sulla parte migliore del portafoglio.

Ciò che potrebbe accadere è che nelle Spv (special purpose vehicle della bad bank) finiranno perimetri di sofferenze di difficile recuperabilità; poiché questa parte di rischio viene scaricata sugli investitori, la capacità del servicer diventerà quindi ancora più strategica. Il servicer dovrà garantire bravura, una leva operativa forte e un costo basso in modo da influenzare positivamente la redditività della gestione.

Una delle chiavi sarà infatti la velocità della gestione perché le garanzie saranno comprate dalle banche a condizioni di mercato a prezzi crescenti in base al tempo per il quale verranno usate, quindi recuperare in tre anni o in sette anni farà molta differenza poiché il peso delle garanzie aumenterà nel tempo pesando sul conto economico della banca. Il servicer dovrà quindi recuperare molto e farlo il più in fretta possibile.

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