Azioni europee, un nuovo impulso per gli investitori?

22 maggio 2017, di Geoffroy Goenen (Candriam)

Gli investitori globali mancavano dall’Europa da parecchio tempo. Dal 2014 al 2016 il mercato europeo ha accumulato un ritardo vicino al 30% rispetto agli Stati Uniti. Nel 2016 oltre 100 miliardi di dollari sono stati disinvestiti dai fondi azionari europei.

Era giunto il momento di tornare a investire sulle azioni europee; il fenomeno è di oggi e tende ad accelerare. Intanto, i mercati europei hanno guadagnato il 6% in termini assoluti e il 10% rispetto alle azioni USA.

Dopo aver offerto per molto tempo un appeal superiore, i mercati statunitensi hanno probabilmente esaurito buona parte del loro potenziale a breve termine, quantomeno in termini relativi rispetto all’Europa.

Nelle ultime settimane le nubi politiche sul Vecchio Continente vanno diradandosi, soprattutto in Francia dove si è affermato un governo apertamente pro-europeo. Una volta concluse le elezioni francesi, prevediamo un ritorno massiccio degli investitori nella regione. È quanto sta avvenendo: l’Europa è oggi il mercato azionario più attrattivo.

Ricordiamo i principali punti:

  • Sentiment di mercato: Gli indici PMI europei, di tutta l’area o della Francia o Germania, riferiti ai servizi o all’industria, sono propizi alle azioni europee. Giungono flussi di notizie estremamente positivi come, per esempio, la creazione di posti di lavoro, l’accelerazione della crescita, ma anche – fenomeno inconcepibile solo due anni fa – un ritorno dell’inflazione alla normalità. La piena occupazione alla quale la Germania è oggi vicina incoraggia la fiducia dei consumatori, e i responsabili degli acquisti sono in fermento. I risultati delle elezioni presidenziali francesi, inoltre, hanno ricevuto una calda accoglienza dai mercati e dai grandi centri decisionali dell’economia.
  • Fondamentali: La crescita degli utili aziendali proviene attualmente da fonti diverse, a seconda che si parli dell’Europa o degli Stati Uniti. Gli utili per azione crescono negli USA soprattutto grazie all’impegno a ridurre i costi e ai programmi di acquisto di azioni, mentre in Europa derivano dalla vivacità del volume d’affari delle imprese. In aggiunta i P/E corretti per il ciclo indicano prezzi particolarmente convenienti in Europa rispetto agli Stati Uniti. In termini di valorizzazione, lo scarto attuale fra i prezzi statunitensi ed europei segna il suo livello massimo da diversi decenni, a favore dell’Europa. Il Vecchio Continente non è mai stato così conveniente rispetto agli Stati Uniti e finalmente il fenomeno della decompressione azionaria prende slancio. L’appeal delle azioni europee ha dunque spinto l’universo aziendale internazionale a interessarsene da vicino e, da un anno, a condurre ampie operazioni di acquisto.
  • Stretta: Fino a poco tempo fa, gli investitori globali erano sotto-investiti sull’Europa ma stanno già tornando. Questo ritorno si riflette nei dati delle ultime settimane e il suo impatto sarà accentuato dalla debolezza dei volumi europei (“Effetto stretta”).

A breve termine privilegiamo i titoli esposti alla ripresa economica e agli umori del mercato globale, in settori prevalentemente ciclici: Edilizia (Vinci), Banche al dettaglio (Intesa, BBVA), Private banking (Julius Baer) e Beni di consumo ciclici (Yoox Net-à-porter).

A lungo termine privilegiamo le società innovative che presentano una crescita strutturale adeguata e stabile, in un contesto globale europeo di crescita modesta: Ingredienti alimentari, chimica specializzata (Kerry, Chr Hansen, Symrise), Elettrodomestici e prodotti per la cura personale (Reckitt, L’Oréal), Componentistica auto (Valeo, Plastic Omnium), Tecnologia (ASML, Dassault Systèmes).

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