Olio di palma: il bando dell’Ue preoccupa i paesi produttori del sud est asiatico

28 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

L’ Unione europea sta progressivamente eliminando il ricorso all’olio di palma nel carburante per i trasporti , provocando critiche e minacce di rappresaglia da parte dei principali produttori indonesiani e malesi. La mossa europea arriva dopo anni di campagne contro l’uso dell’olio vegetale associato ad una sfrenata deforestazione.

Secondo Eyes on the Forest, una coalizione di organizzazioni ambientaliste non governative co-fondata dal World Wildlife Fund, la grande isola indonesiana di Sumatra ha perso il 56% dei suoi 25 milioni di ettari di foreste naturali in oltre 31 anni. L’industria dell’olio di palma, con il suo epicentro nazionale sull’isola, è considerata uno dei maggiori driver di quella perdita.

La Francia e la Norvegia sono diventati i primi paesi a iniziare a frenare l’uso di olio di palma causando timori nei principali paesi produttori del sud-est asiatico. L’Indonesia e la Malesia insieme producono oltre l′80 percento dell’olio di palma mondiale. L’UE è uno dei maggiori consumatori mondiali di olio di palma, che viene utilizzato in una vasta gamma di prodotti, dai prodotti da forno ai detergenti e lo scorso giugno ha deciso di eliminare gradualmente l’uso dell’olio di palma nei carburanti per il trasporto dal 2030 come parte di un piano più ampio per aumentare la quota di energie rinnovabili nella produzione di energia. 

“Questa è una decisione molto sgradita e va contro gli stessi principi del commercio libero ed equo. Il voto dei parlamentari (francesi) è allarmante e merita la più forte condanna.

Così la Cnbc riporta le parole del ministro delle industrie primarie malesi Teresa Kok.  L’Indonesia ha minacciato ritorsioni contro la mossa dell’UE, con il ministro del commercio del paese che ha persino affermato che l’UE sta chiedendo una “guerra commerciale”.

Ma a parte l’UE, anche le grandi aziende alimentari si stanno muovendo verso l’acquisto di olio di palma sostenibile a breve termine e stanno esercitando una pressione crescente sui loro fornitori tradizionali che non sono in grado di rispettare gli standard di sostenibilità, come ha reso noto  Fitch Solutions. Così il gigante alimentare Nestlé  ha fissato l’obiettivo di procurarsi il 100% di olio di palma certificato sostenibile entro il 2020.

“Uno dei rischi più significativi per il settore dell’olio di palma risiede nei suoi scarsi dati di sostenibilità e reputazione negativa nei mercati sviluppati, che rappresentano una minaccia per la domanda futura. Sebbene alcune grandi aziende di piantagioni stiano compiendo sforzi per migliorare i loro record di sostenibilità … notiamo che la reputazione dell’industria mondiale dell’olio di palma non è migliorata”.

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