Occupazione: Italia penultima in Europa ma Fmi chiede tagli e austerity

23 aprile 2018, di Francesco Puppato

Dopo la recente classifica sull’istruzione che ha visto l’Italia piazzarsi al penultimo posto in Europa per numero di laureati davanti solamente alla Romania, arriva un’altra brutta classifica per il nostro Paese: stiamo parlando del livello occupazionale e, anche in questo caso, la nostra penisola si piazza al penultimo posto in Europa.

I dati di Eurostat, aggiornati al 2017, vedono dietro di noi solo la Grecia, con un livello occupazionale pari al 57,8% contro il 62,3% italiano.

Sempre Eurostat, aggiunge che l’Italia è in fondo alla classifica anche per quanto riguarda lo scarto occupazionale tra uomini e donne, con una percentuale del 19,8%. Peggio di noi, in questo caso, soltanto Malta con uno scarto percentuale del 26,1%.

Ancora Eurosta rileva che l’Italia, di nuovo solo dopo la Grecia, è penultima pure nel numero di donne occupate. Da questo punto di vista, raggiungiamo appena il 52,5%, sostanzialmente solo una donna su due risulta occupata.

L’obiettivo fissato dall’Ue per il 2020 relativamente al tasso di occupazione è la soglia del 67% complessivo; se teniamo in considerazione che, ad oggi, a risultare tra gli occupati ci sono anche un discreto numero di contratti poco retribuiti, a tempo determinato e con incerta stabilità temporale, per l’Italia la sfida verso il raggiungimento della soglia fissata si fa ancora più dura.

Il tutto, mentre l’Fmi continua a chiedere di attuare tagli e politiche di austerity che di certo non aiutano il ciclo economico e, quindi, la ripresa dell’economia.

Per raggiungere quello che ci chiedono le autorità d’Europa, si dovrebbe creare uno scenario in cui venga attuata un’ulteriore e costante svalutazione del costo del lavoro, in modo tale da creare una moltitudine di posti di lavoro caratterizzati da salari molto bassi, solo per aumentare il numero degli occupati (cosa nella quale le grandi multinazionali sguazzerebbero).

Un quadro, insomma, quello indicato dall’Ue che corrisponde a chiedere di aumentare l’occupazione tramite tagli ed austerity: un po’ come chiedere di ingrassare mettendosi a dieta.

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