Nuovo Fondo salvastati e proposta NPL: cosa cambia per le banche

22 giugno 2018, di Alessandra Caparello

Riforma e potenziamento sono le due parole d’ordine del nuovo Mes, così come proposti dall’accordo preliminare tra Francia e Germania, raggiunto a Meseberg da Angela Merkel e Emmanuel Macron. Vediamo come cambierà.

Come sarà il nuovo MES

Balzo in avanti per il Fondo salvastati o MES (European Stability Mechanism)  pronto ad assumere un ruolo maggiore per rafforzare l’Eurozona e a contribuire a rendere l’Unione economica e monetaria più forte come ha sottolineato il managing director dello stesso Esm , Klaus Regling, alla presentazione del rapporto annuale 2017.

“Il Fondo salvastati sembra essere pronto ad assumersi un ruolo più grande”, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Ma come sarà il nuovo MES uscito fuori dal nuovo accordo Merkel-Macron?

Il nuovo Fondo salva stati avrà maggiori poteri di monitoraggio e verifica della sostenibilità dei debiti pubblici nazionali e del rispetto dei vincoli nei Trattati europei da parte degli Stati membri dell’Eurozona, complementare al ruolo della Commissione e della Bce per la prima volta non solo ex-post ma anche ex-ante.

Un cambio di rotta radicale che si realizzerà grazie ad altre innovazioni. In primis la trasformazione della linea di credito precauzionale PCCL in una innovativa forma di assistenza esterna che ha come scopo quello di evitare che un paese solvente che si trovi in una temporanea crisi di liquidità, perda l’accesso al mercato.  In sostanza il nuovo Fondo avrà la capacità di poter intervenire velocemente, e temporaneamente, con prestiti, evitando lungaggini.

Il nuovo MES inoltre avrà un nuovo compito che sarà quello di inserirsi nel dialogo tra gli stati membri dell’eurozona e gli investitori privati e in caso di necessità potrà facilitare e indirizzare la ristrutturazione del debito pubblico nazionale ma senza imporre alcunchè.  Il MES non potrà accedere a strumenti di raccolta a breve di natura monetaria cosa che invece fa l’Fmi e qualsiasi forma di aiuto e assistenza che potrà concedere dovrà essere accompagnata dalla condizionalità, ossia impegni sottoscritti dai Paesi che chiedono aiuto o che potenzialmente potrebbero chiederlo. I Parlamenti nazionali infine avranno sempre l’ultima parola.

La proposta sugli Npl

Ma l’accordo preliminare raggiunto dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron riguarda anche la questione indicata come urgente dei crediti deteriorati che riguarda da vicino soprattutto le banche italiane. In particolare i due leader concordano affinchè la Commissione Ue approvi entro la fine del 2018 la proposta di svalutare al 100% in due anni i crediti deteriorati non garantiti, mentre per quelli garantiti è previsto che la copertura avvenga nell’arco di otto anni.

Nel testo dell’accordo in dettagli si legge che per gli stock di npl già esistenti, dovrebbe essere introdotto un obiettivo del 5% degli npl lordi (sul totale dei crediti lordi della banca, ndr) e del 2,5% degli npl netti (sul totale dei crediti netti della banca, ndr) per tutte le banche. Punti ed obiettivi che colpiscono con maggiore vigore le banche italiane, per le quali è pesante il fardello dei crediti deteriorati.

Tuttavia Germania e Francia si sono dimenticati dei bond greci e soprattutto della questione dei derivati, che in alcuni casi costituiscono un problema per i bilanci degli istituti di credito tedeschi o francesi. Come ha sottolineato anche il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, l’Unione europea ha una mano troppo  leggera sui titoli derivati e strutturati di tipo “level 2” e “level 3” che abbondano nei bilanci degli istituti di credito stranieri, soprattutto tedeschi e francesi.

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