NUOVI STRUMENTI FINANZIARI: I FUTURES SUL TEMPO

30 dicembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Sara’ l’anno 2000 che e’ alle porte, con tutte le sue implicazioni catastrofiste, o il crescente interesse verso le varie manifestazioni metereologiche, a partire dai famosi El Niño prima e dalla Niña poi, ma un fatto e’ certo: negli ultimi due anni il mercato dei prodotti finanziari cosiddetti ”derivati” legati alle condizioni del tempo e’ cresciuto enormemente, negli Stati Uniti, raggiungendo 1500 contratti per un valore totale stimato in 2 miliardi di dollari, cioe’ quasi 4.000 miliardi di lire.

Uno sviluppo naturale del fenomeno non poteva quindi che essere l’offerta in borsa di questi contratti da parte del Chicago Mercantile Exchange dove i trader hanno da sempre scommesso sulla prima nevicata.

Circa il 20% dell’economia americana (valutata in 9 trilioni di dollari) e’ direttamente influenzata dal tempo, basti pensare a come l’industria elettrica possa risentire di inverni particolarmente miti, con la diminuzione nella domanda di energia, e di estati fresche, quando i condizionatori d’aria diventano superflui, o come le industrie legate al turismo possano venir danneggiate dal cattivo tempo.

La creazione dei derivati sul tempo (come condizioni metereologiche), trattati “over the counter”, ha reso possibile il trasferimento di questi rischi, e ora la convergenza dei mercati di capitale con quelli assicurativi ha dato vita al mercato dei futures e delle opzioni sulle temperature.

Ma vediamo come funzionano.

Da circa tre mesi il Merc, come e’ familiarmente chiamata la borsa merci di Chicago, offre contratti mensili basati sulla deviazione dai 65° Fahrenheit della temperatura media giornaliera di alcune citta’; l’Heating Degree Day (HDD) misura di quanto la temperatura media giornaliera sia piu’ fredda dello standard, fissato a 65° Fahrenheit, (una temperatura media di 40° darebbe un HDD di 25), il Cooling Degree Day (CDD) misura invece di quanto la temperatura media giornaliera sia piu’ calda di 65° (una temperatura media giornaliera di 75° darebbe un CDD di 10). Ogni HDD o CDD ha un valore nominale di 100 dollari e ogni mese sono offerti 12 consecutivi contratti mensili di futures e option HDD e CDD.

Sta agli investitori “indovinare” l’andamento delle temperature previsto per quella particolare citta’. Al momento le citta’ ‘offerte’ sono 4: Atlanta, Chicago, Cincinnati, New York; ma presto ci saranno anche Dallas, Philadelphia, Portland (Oregon) e Tucson (Arizona), con l’aggiunta di altri luoghi per via della crescita del mercato.

Ma proprio sulla crescita, le opinioni contrastano. Secondo alcuni analisti, l’introduzione sul Chicago Mercantile Exchange dovrebbe dare piu’ rilievo a questi contratti e aumentarne la liquidita’; secondo altri il prezzo, dai 500 dollari in su, e’ ancora troppo elevato per attrarre un gran numero di investitori; e le trattazioni al Merc, attive 24 ore al giorno sul sistema elettronico Globex®2, non possono essere effettuate online, il segmento di investimenti in piu’ rapida crescita.

Kevin Pandley dell’agenzia di notizie finanziarie Bridge News, prevede che l’andamento dei “weather futures” rimarra’ piuttosto piatto per almeno un anno, per poi iniziare a pieno ritmo, cosi’ come e’ successo ai contratti in euro dollari. Jeff Porter, vice presidente di Koch Energy Trading, un “market maker” dei futures sul tempo, e’ invece dell’idea che solo chi sia estremamente coinvolto con la metereologia possa interessarsi a questi contratti. Bob Dischel, analista di rischi metereologici e finanziari, ritiene che la crescita del mercato sia legata ad una migliore qualita’ delle informazioni ‘storiche’ legate al tempo.

La tecnologia attuale permette di conoscere l’esatta temperatura in pressoche’ ogni parte della Terra e la previsione del tempo e’ una scienza molto piu’ accurata della previsione dell’andamento di azioni e obbligazioni, se non altro perche’ si basa su leggi fisiche; ma le informazioni sulle temperature del passato rimangono essenziali per determinare il rischio, e quindi il prezzo, dei contratti.

Un “weather derivative” che utilizza 10 anni di dati storici, ad esempio, ottiene una temperatura diversa e quindi un prezzo diverso di quello che si basa su una media a 30 anni. Quest’ultimo terra’ infatti conto del surriscaldamento terrestre che e’ a sua volta influenzato da cambiamenti climatici, crescita della popolazione nelle citta’ e la diminuzione delle zone verdi urbane.

Il rischio, quindi, e’ ancora alto, forse troppo per l’investitore singolo. Nulla vieta all’uomo della strada di comprare futures o opzioni del tempo, ma al momento questi contratti fanno parte solo del portafoglio di grosse societa’ direttamente coinvolte dall’altalena delle temperature, aziende elettriche, compagnie del gas o assicurazioni, che possono anche vendere questi contratti, non solo quindi investendo nel settore, ma anche distribuendo il rischio a terzi. I contratti sono acquistati anche da investitori sofisticati, banche d’investimento o hedge e commodity fund.

Negli ultimi anni abbiamo visto la nascita di obbligazioni legate ai disastri naturali, uragani e terremoti; ora e’ la volta dei futures sulle temperature. Cosa ci riservera’ il futuro?
Secondo i bene informati al Merc, i prossimi contratti potrebbero basarsi sulla quantita’ di neve caduta.

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