Nord Stream 2, gas russo più vicino all’Europa dal 2019

12 novembre 2018, di Alberto Battaglia

Il gasdotto Nord Stream 2, con i suoi 1.230 chilometri, diventerà l’infrastruttura offshore più lunga del suo genere. Collegherà la costa russa affacciata sul mar Baltico a Greifswald, Germania. Ma, soprattutto, cambierà profondamente la capacità della rotta nord, con i suoi 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Quando sarà in funzione, Nord Stream 2 potrà condurre, da solo, la stessa quantità di gas di tutti i gasdotti che attualmente passano dall’Ucraina, (119 miliardi di metri cubi all’anno).

 
L’importanza strategica di quest’infrastruttura, che è in grado di far transitare un quarto della domanda europea di gas naturale, ha sollevato dure critiche. In particolare, da parte degli Stati Uniti. Infatti, gli oppositori del progetto temono che il gasdotto aumenterà la dipendenza del blocco europeo dal gas russo e così come viene sostenuta l’incompatibilità con le sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’annessione della penisola di Crimea in Ucraina. Sia il presidente Donald Trump sia il suo predecessore, Barack Obama, si sono opposti al progetto il cui completamento è previsto entro il 2019.

 

“Il presidente Trump ha ragione nel criticare il piano del cancelliere Angela Merkel per un nuovo gasdotto che trasporta il gas naturale russo in Germania”, hanno scritto di recente due commentatori del Wall Street Journal, “questo progetto minaccia l’indipendenza europea e l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, ed è stato osteggiato dall’amministrazione Obama e da molti senatori democratici, Trump ha giustamente cercato di sminuire l’impronta energetica europea di Mosca, affermando di essere un fantoccio di Vladimir Putin”. Eppure, proseguono gli autori del commento, David B. Rivkin Jr. e Miomir Zuzul “nel 2015 la Commissione europea aveva citato le interruzioni delle esportazioni di energia motivate politicamente dalla Russia come una delle cause principali dell’insicurezza energetica dell’Europa”. Un’insicurezza che, per l’appunto, dipende al 40% dal gas russo.

Il Nord Stream 2 è finanziato per metà dal colosso energetico russo Gazprom, con 4,75 miliardi di euro, mentre la parte restante è stata erogata equamente da ENGIE, OMV, Royal Dutch Shell, Uniper e Wintershall. Secondo i Paesi dell’Europa orientale, Nord Stream 2 è uno strumento con cui la Russia potrà aumentare la sua influenza geopolitica, e “ dovrebbe essere guardato nel contesto più ampio degli attuali attacchi informatici russi e dell’aggressione militare”. (In basso, il grado di dipendenza dal gas russo per nazione)

 

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