Non solo Bitcoin: le grandi paure delle banche oggi

12 gennaio 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Si terrà dal 22 al 26 gennaio a Davos il World Economic Forum in cui a farla da padrone nei colloqui sarà sicuramente il Bitcoin e la tecnologia blockchain, ma ci sarà una riflessione molto più approfondita anche sull’impatto dirompente che avrà la tecnologia sulle banche, il Fintech.

Mentre i banchieri centrali si preoccupano per il bitcoin e la febbre da criptovalute,il vero nodo da discutere per i finanziatori di tutto il mondo è un altro. La paura principale per le banche è che rivali non bancari possano concentrarsi su altre aree più redditizie e primeggiare in settori riguardanti pagamenti o i prestiti. Un timore che arriva anche ai piani alti.

La Bank of England ad esempio ha capito l’importanza del Fintech sui modelli di business delle banche per la prima volta nei suoi stress test, suggerendo alle banche britanniche che andrebbero a perdere 1 miliardo di sterline di profitti per i nuovi concorrenti.

Il quadro sta cambiando rapidamente, con la deregolamentazione degli Stati Uniti e la messa a punto delle norme di Basilea. Il punto è che le banche devono aumentare la spesa in nuove tecnologie. Secondo l’IDC, società di consulenza e ricerca di mercato, solo un quarto circa dei bilanci delle banche statunitensi viene speso per la trasformazione digitale, e si attende una crescita in tal senso vicina al 40% nel 2020. Ciò implica maggiori risorse da destinare alla trasformazione nei prossimi quattro anni. Secondo il Comitato di Basilea il rischio maggiore oggi per il sistema finanziario è quello cybernetico con la conseguenza che le imprese e i consorzi tecnologici che aiutano a individuare le frodi, risolvere il problema dell’autenticazione e proteggere i dati dai rischi informatici, fioriranno.

Secondo quando scrive il Financial Times, la spesa per la tecnologia potrebbe aumentare notevolmente la produttività e i profitti delle banche. Ma la paura più grande è unaltra.

Un recente report del WEF ha suggerito che è più probabile che la finanza sia aggiornata non da imprese fintech ma da grandi imprese tecnologiche affermate che invadono oggi il mercato. I cambiamenti nella regolamentazione finanziaria potrebbero potenzialmente rendere più probabile questa eventualità. I giganti della tecnologia hanno marchi, clienti, processi digitali e capacità di sviluppare buoni prodotti e di trarre rapidamente vantaggio da qualsiasi cambiamento normativo. Un recente sondaggio condotto da Bain in 22 paesi ha suggerito che i clienti sono aperti all’acquisto di prodotti finanziari da imprese tecnologiche, lasciando le banche vulnerabili. In Cina, aziende leader nel settore tecnologico si sono già trasferite su scala mondiale nel settore bancario e assicurativo. Ant Financial, parte di Alibaba, è già grande quanto la nona più grande banca statunitense. La paura di cui si dovrà discutere a Davos è proprio questa: se le banche, o altri finanziatori potranno in qualche modo essere surclassate da Amazon e soci.

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