“Non siamo robot”: protestano i lavoratori di Amazon

2 gennaio 2019, di Alessandra Caparello

La forza lavoro di Amazon è più che raddoppiata negli ultimi tre anni raggiungendo in totale oltre 613mila dipendenti ma proprio questi oggi sono in subbuglio. Pochi mesi dopo l’apertura del primo centro di New York i lavoratori chiedono che siano rappresentati da un sindacato.

Amazon è un’azienda molto grande. Deve avere un sindacato (…) Ti sovraccaricano e sei come un numero per loro. Durante l’alta stagione ti danno turni di 60 ore a settimana. (…) Lo stesso giorno in cui ho fatto gli straordinari, ho avuto un brutto incidente automobilistico perché mi stavo addormentando al volante

Così un lavoratore al Guardian chiedendo di  rimanere anonimo. Il lavoratore è stato con la compagnia di Bezos per due anni ed è stato trasferito a Staten Island quando è stato inaugurato nell’ottobre 2018. A denunciare le rigide condizioni di lavoro un altro dipendente.

In questo momento, nel centro di evasione ordini di New York, se un dipendente è un selezionatore, deve raccogliere 400 oggetti all’ora, selezionando ogni articolo ogni sette secondi.”

Per tenere il passo con questi ritmi, i lavoratori non possono fare pause bagno o rischiano di essere sanzionati per  cessazione di lavoro.

Non siamo robot. Siamo esseri umani. Non possiamo entrare a lavoro dopo solo quattro ore di sonno e ci si aspetta che siamo pienamente energici e pronti a lavorare. È impossibile. L’azienda si preoccupa di portare i prodotti ai clienti il ​​più rapidamente possibile, indipendentemente da cosa significhi per noi lavoratori alla fine.”

I lavoratori hanno tenuto una manifestazione fuori dal centro di distribuzione il 14 dicembre chiedendo ad Amazon di migliorare le loro condizioni di lavoro. Dal canto suo il colosso di Jeff Bezos ha così tagliato corto:

“Lavoriamo sodo ogni giorno per garantire che tutti i nostri dipendenti siano trattati in modo equo, con dignità e rispetto”.

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