Petrolio rimbalza: sanzioni alimentano dubbi sull’offerta proveniente dall’Iran

17 settembre 2018, di Daniele Chicca

I prezzi del petrolio stanno salendo recuperando terreno dopo le timide perdite di inizio mattina. A ben poco servono le rassicurazioni di Stati Uniti, Russia e Arabia Sauditi secondo cui i tre paesi possono sopperire alla mancanza di offerta proveniente dall’Iran, aumentando i livelli di produzione. Il segretario Usa dell’Energia Rick Perry ha dichiarato a Reuters che gli Usa non si aspettano un rincaro del petrolio e che i tre principali produttori di greggio possono tranquillamente incrementare l’offerta nei prossimi 18 mesi.

Le garanzie fornite non hanno contribuito però a raffreddare le quotazioni sui mercati delle materie prime. Il Brent guadagna 25 centesimi a quota 78,34 dollari al barile, ribaltando la situazione iniziale di giornata (in avvio cedeva lo 0,2%). Il contratto WTI sale di 28 centesimi a quota 69,27 dollari al barile dopo aver perso anche 20 cents in apertura. Una serie di acquirenti di petrolio iraniano, tra cui l’India, hanno ridotto gli acquisti in vista delle nuove sanzioni che gli Usa imporranno a novembre. L’idea della Casa Bianca è ridurre le importazioni iraniane a zero, per costringere Teheran a trattare con Donald Trump e rinegoziare l’accordo sul nucleare.

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