JP Morgan: utili trimestrali meglio del previsto se si escludono tasse una tantum

12 gennaio 2018, di Daniele Chicca

Gli utili di JP Morgan hanno fatto meglio del previsto nell’ultimo trimestre dell’anno scorso se si escludono tasse e altre componenti straordinarie. In quel caso i profitti netti della banca sono stati pari a 6,7 miliardi di dollari, per un EPS di 1,76 per azione che si confronta con le stime degli analisti interpellati da Thomson Reuters, che erano in media per un risultato di $1,69.

Il fatturato di JP Morgan è salito del 4,6% a quota $25,45 miliardi, facendo meglio delle stime che erano pari a $25,15 miliardi. I guadagni registrati sul fronte dei redditi da interessi (+11%) hanno controbilanciato l’atteso calo delle attività di trading. La banca ha dovuto sborsare 2,4 miliardi di dollari per coprire una nuova imposta una tantum sul rimpatrio di capitali guadagnati all’estero. Se si tiene conto anche delle tasse, l’utile netto GAAP (Generally Accepted Accounting Principles) si è ristretto del 73% a quota 1,07 per azione (4,23 miliardi in totale) dai $6,73 miliardi (EPS di $1,71) dell’ultimo trimestre 2017.

La nuova legge fiscale introdotta dal presidente Donald Trump sarà dolorosa nell’immediato ma poi alla lunga permetterà di ottenere benefici per le grandi banche Usa che fanno affari fuori dai confini statunitensi. “L’implementazione della riforma fiscale nel quarto trimestre” ha detto l’AD Jamie Dimon, che Trump aveva anche inserito nella lista dei candidati per il posto di capo del Tesoro del suo governo, “è un esito molto positivo per il paese. Le società americane saranno più competitive nel mondo, e questo porterà dei benefici a tutti gli americani”.

 

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