Apple & Co: ecco le aziende che pagano il rallentamento cinese

3 gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Non solo Apple ma anche altre aziende stanno cominciando ad esprimere concretamente forti timori derivanti dal rallentamento della Cina. Oggi il CEO del colosso di Cupertino Tim Cook ha rivisto al ribasso le stime per i ricavi del primo trimestre a 84 miliardi di dollari (ben al di sotto dei 91 miliardi attesi dagli analisti e degli 89-93 miliardi stimati in precedenza dalla società).

A seguito della notizia, il titolo Apple è stato sospeso dalle contrattazioni dell’afterhours per 20 minuti per poi tornare ad essere scambiato con una perdita dell’8%. Una notizia che ha sconvolto le piazze globali e ha pesanti ripercussioni condizionando tutto il settore dei semiconduttori, con STM particolarmente colpita a Piazza Affari. Anche Warren Buffett ha una bella gatta da pelare visto che la sua Berkshire Hathaway possedendo 252,5 milioni di azioni di Apple, potrebbe perdere circa 2,8 miliardi di dollari.

Tim Cook ha imputato la responsabilità del taglio di oggi al calo delle vendite in Cina e alla guerra commerciale tra Pechino e Washington che ha imposto tariffe elevate negli ultimi mesi su centinaia di diversi prodotti e materie prime vendute tra gli Stati Uniti e l’Asia. Ma la tensione in corso sta iniziando a produrre grosse perdite non solo per Apple, ma anche nei bilanci e nei prezzi delle azioni delle aziende in tutti gli Stati Uniti, dalle case automobilistiche di Detroit, ai rivenditori della Fifth Avenue fino alle aziende tecnologiche della Silicon Valley. Così il CFO e CEO ad interim di Intel, Bob Swan già ad ottobre aveva affermato che “la Cina è un grande mercato per noi”, aggiungendo che l’azienda stava lavorando con clienti e fornitori per adattarsi a qualsiasi nuova tariffa. Il CEO di HP Dion Weisler ha detto agli investitori a novembre che la Cina è un “mercato strategicamente molto importante per noi”.

“Ovviamente continuiamo a valutare la situazione e il potenziale impatto sulla nostra attività e sui nostri piani che ma non stiamo inseguendo fantasmi, nè stiamo nemmeno mettendo la testa sotto la sabbia”.

Le tariffe colpiscono Ford

Le tariffe sono già costate parecchi soldi alle case automobilistiche americane, specialmente per Ford. Il CEO Jim Hackett si è lamentato all’inizio di quest’anno che le sanzioni fiscali su acciaio e alluminio sono costate 1 miliardo di dollari solo l’anno scorso. Un dolore amplificatosi dal rallentamento delle vendite di auto in Cina negli ultimi mesi che, secondo l’Associazione cinese dei costruttori di automobili, sono diminuite del 14% nel mese di novembre rispetto ad un anno prima.

Le vendite di Ford in Cina sono diminuite di oltre il 30% nei primi 11 mesi dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2017. In novembre, le vendite di Ford in Cina sono diminuite di oltre il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Di contro c’è da dire che Tesla, nel frattempo, sta accelerando la costruzione di una fabbrica al di fuori di Shanghai e ha ridotto i prezzi di alcuni dei suoi modelli in Cina per cercare di compensare l’impatto della guerra commerciale sulle vendite in Cina.

Un effetto domino che si ripercuote anche su altre aziende. Le azioni della gioielleria di lusso Tiffany sono scese del 9,6% il 28 novembre, dopo le deludenti vendite del terzo trimestre, danneggiate dalla minore spesa dei turisti cinesi negli Stati Uniti e a Hong Kong. Poi però ci sono anche altre aziende come Nike, Lululemon e Starbucks che hanno ottenuto risultati migliori collaborando con aziende locali in Cina.

Settore del lusso in affanno

Ma in generale a soffrire è anche il settore del lusso: le vendite al dettaglio di prodotto di lusso e le società correlate rischiano di perdere una preziosa fetta di clienti  in caso di rallentamento delle vendite cinesi. Gli acquirenti cinesi dovrebbero rappresentare il 45% del mercato del lusso entro il 2025, secondo un recente studio della società di consulenza Bain. Finora, l’effetto è stato lieve. Le vendite dei cosmetici Estee Lauder in Cina sono rallentate al 4,4% a novembre, dal 7,8% di luglio, secondo gli analisti di Jefferies. I dirigenti di  LVMH hanno parlato di un modesto calo della domanda da parte dei loro acquirenti cinesi.  Tuttavia, la paura di perdere i clienti di lusso cinesi ha comunque scosso il mercato.

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