Morgan Stanley: banche centrali emetteranno criptovalute

15 maggio 2018, di Daniele Chicca

In futuro le banche centrali si adegueranno alla rivoluzione delle monete digitali in atto e finiranno per emettere criptovalute. Lo prevede un team di analisti di Morgan Stanley, che in un report elenca tutta una serie di possibili usi pertinenti che le autorità bancarie centrali potrebbero fare delle crypto.

Per esempio, le banche centrali potrebbero un giorno servirsi delle valute crittografiche emesse dai governi per far fronte ai rischi generati dalle prossime crisi finanziarie. I ricercatori della banca, guidati dalla strategist Sheena Shah, hanno identificato un’applicazione principe cui si potrebbe fare ricorso in caso di crisi: usare gli asset legati alle crypto per imporre tassi di interesse negativi mai visti prima.

Lo studio si concentra sui modi con cui le banche centrali potrebbero fare uso delle monete digitali sponsorizzate dagli Stati per governare in maniera più efficiente l’offerta monetaria. Invece che affidarsi a intermediari come le banche, le autorità potrebbero agire in modo autonomo.

“In teoria un sistema monetario che è 100% digitale potrebbe consentire alle banche centrali di imporre tassi ancora più negativi”, scrive il team di Morgan Stanley. È una possibilità che a certe banche centrali piacerebbe avere, sottolineano gli strategist.

Come avverrebbe tutto ciò in concreto? La banca centrale sarebbe in grado di adottare le sue politiche nell’insieme della massa monetaria in circolazione, una cosa che non gli è consentito fare nel caso del denaro fisico, cui non ha accesso interamente. “Le banconote di carta e le monete che circolano liberamente limitano le possibilità della banca centrale di imporre tassi negativi sui depositi”.

Una versione digitale del denaro potrebbe invece in teoria consentire di spingere i tassi ancora di più sotto lo zero, imponendo un costo per le banche che vogliono depositare i loro capitali presso la banca centrale. L’ovvio intento delle autorità sarebbe quello di spingere gli istituti di credito a utilizzare il cash in modo più proficuo, anziché lasciarlo custodito al sicuro – ma immobile – nei forzieri delle autorità centrali. Rimetterlo in circolazione nell’economia sarebbe fondamentale per rilanciare la ripresa in un periodo di difficoltà.

Se da un lato un sistema del genere aumenterebbe in maniera significa le possibilità della banca centrale, dall’altro si può facilmente immaginare che se i contanti non saranno più disponibili come fonte di risparmio alternativo a quella del conto in banca, c’è il serio rischio – come visto nei casi di guerra ai contanti, per esempio in India – di una corsa agli sportelli e di una fuga di capitali da quel paese che dovesse attuare questo stratagemma.

Qualora si dovessero diffondere le voci secondo cui una banca sta per imporre tassi di interesse negativi anche sui conti corrente, per proteggere i propri risparmi la gente correrebbe a prelevare i propri soldi per rivolgersi piuttosto a bitcoin e altre criptovalute decentralizzate alternative a quelle fiat.

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