Monti si difende da Renzi su MPS e banche italiane

16 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

L’intervista che l’ex premier Matteo Renzi ha rilasciato nel fine settimana al quotidiano La Repubblica non poteva non scatenare reazioni, all’interno del partito del PD – la cui minoranza non ha fatto mai mistero della sua avversione nei confronti di diverse riforme lanciate da Renzi – e da più parti. Mario Monti, per esempio, anche lui ex premier, ha commentato le parole di Renzi facendo anche una battuta:

“(Renzi) ha fatto un esercizio virtuoso e costoso psicologicamente per lui: si è messo nella condizione di prendere in considerazione perfino l’eventualità di alcuni suoi errori”.

Il professore è tornato sulle critiche che Renzi gli aveva mosso per non aver aiutato  le banche italiane durante il suo esecutivo.

“Tutti sappiamo che nel 2011 il rischio Grecia c’è stato. E’ stato così superato, con l’impegno dei partiti e della società”, tanto che “nel febbraio 2013 la commissione dell’ Unione europea ha tolto la procedura di infrazione all’Italia, unico paese dell’Europa meridionale”.

In un’intervista a Rai News Monti ha detto di aver rinunciato a spiegare a Renzi in che modo il suo governo è riuscito a evitare il peggio nella crisi, in cui l’Italia aveva rischiato di scivolare in  default: ha ricordato che le banche italiane non versavano allora in una condizione disperata, tanto che “questo era attestato da  Bankitalia e dal Fondo Monetario Internazionale“; inoltre, ha puntualizzato il professore, “non c’erano richieste di aiuti” da parte di istituti di credito.

Ancora, Monti ha addotto come ulteriore prova della tenuta degli istituti – quando lui governava -al fatto che i Tremonti bond lanciati dal governo Berlusconi non erano stati praticamente utilizzati da nessuno. E, infine, ha ricordato riguardo al caso MPS di avere aiutato la banca, con l’erogazione di un prestito poi restituito.

Il professore ha affrontato anche la questione del rischio che l’Italia debba ricorrere a una manovra correttiva per placare le richieste che arrivano dall’Unione europea. Rischio che non lo ha stupito affatto:

“Che ci fosse un dialogo più intenso (con Bruxelles) credo fosse inevitabile, adesso non sappiamo ancora come va a finire”.

Riferimento è stato fatto a Donald Trump, nuovo improvviso attore del teatro della politica globale, dopo aver vinto le elezioni Usa

“Trump sta diventando un elemento chimico di scissione della miscela che tiene insieme l’Unione europea, ha avuto uno straordinario successo elettorale, ha seguito gli istinti e le viscere della gente, se poi sarà anche un grande leader è tutto da dimostrare. Per ora non lo possiamo chiamare leader”.

Nella sua prima intervista rilasciata dopo la sconfitta al referendum costituzionale, Renzi ha fatto indubbiamente un mea culpa, che tuttavia non ha convinto molti. Renzi ha ammesso quelli che ritiene essere stati i suoi errori:

“Ho fatto tante riforme senza capire che serviva più cuore e meno slide“, e ha sottolineato di non aver fretta di far tornare gli italiani alle urne. “Credo nel Pd, lo rilanceremo con facce nuove e valori forti. Non ho fretta di votare ma evitiamo un bis del 2013″. Sulla legge elettorale, l’ex premier ha ribadito la convinzione che il “ballottaggio sia il modo migliore di evitare inciuci”. Continuando: “Se la Consulta lo boccerà, c’è il Mattarellum. Con il proporzionale si torna alla Dc”.

Un altro affondo contro Renzi è arrivato da Pierluigi Bersani che ha parlato anche lui nel corso di una intervista rilasciata a La Repubblica, commentando le dichiarazioni di Renzi allo stesso quotidiano:

“Se il punto di partenza della sua analisi è che il referendum è stato perso a destra perchè ‘perchè tanto i compagni ci sono’ cominciamo male. Il renzismo non ha capito la lezione, si rischia di tornare a sbattere“.

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