Mondo:Private equity, Italia terreno di caccia

1 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Tra gli effetti della nuova legge fallimentare italiana, che apre scenari inediti avvicinando la normativa tricolore al Chapter 11 Usa, si sta disegnando un quasi boom di fondi specializzati in turnaround, special situations e situazioni distressed.
Questa realtà si traduce nella nascita della prima Sgr (società di gestione del risparmio, ndr) italiana focalizzata sul distressed, Effusia Investimenti, il cui fondo Effusia Opportunità Globale attende l’autorizzazione della Banca d’Italia, ma anche in un’inedita alleanza di private equity e hedge fund, tradizionalmente rivali in Usa nelle situazioni distressed, dove gli hedge fungono spesso da finanziatori. Questo è il quadro che viene delineato da un giro d’orizzonte che una primaria agenzia di stampa internazionale compie fra gli operatori del settore.
Ne emerge un esempio come quello Nextam Partners, italiana con forti radici a Londra, che partecipa con il suo fondo hedge long/short a un’operazione di finanziamento di una società italiana non quotata in fase di espansione e non in crisi di liquidità.
“Il nostro fondo ha una volatilità molto bassa, fa operazioni aggressive, dove l’obiettivo è guadagnare sullo spread e il rendimento è del 7-8 per cento”, spiega Carlo Gentili, gestore hedge e co-fondatore di Nextam. “Un’operazione di questo genere, che paga 5 punti sopra l’Euribor, diventa concorrenziale”, precisa. Gentili sta valutando anche operazioni più chiaramente di private equity, “dove i ritorni sono altissimi”, anche se resta il nodo della liquidabilità dell’investimento.
Se gli hedge e i “fondi avvoltoio” come creditori e investitori operano talvolta con modalità simili al private equity, i fondi di buy-out si avvicinano all’approccio degli hedge. “Alcuni fondi iniziano ad avere una doppia anima, una di private equity propriamente detta e l’altra vicina a un hedge fund”, spiega Paolo Montironi, managing partner dello studio legale Nctm.
Avvertendo che “è presto per poter valutare l’impatto della nuova legge fallimentare”, è più cauto Alberto La Rocca, amministratore delegato di Pioneer Alternative Investments, attiva nel distressed attraverso fondi di fondi. “Dovremmo avere casi di default almeno fra imprese di medie dimensioni per giustificare un ingresso” degli hedge in Italia, afferma.
Paolo Mascaretti, partner di Kpmg, mette l’accento sul fatto che l’interesse di hedge fund e private equity per i distressed asset è frenato dal sistema bancario: “E’ una caratteristica italiana: tanti istituti finanziano una stessa azienda e vanno messi d’accordo”. E, tuttavia, proprio in un caso in cui mettere d’accordo le banche è difficile (Comital Saiag, rilevata dal fondo turnaround Management&Capitali di Carlo De Benedetti) l’alleanza, piuttosto che la concorrenza, fra private equity, hedge fund e banche d’affari funziona. “Fra i soci di M&C ci sono Goldman Sachs e Cerberus. E’ sintomatico del fatto che i confini fra private equity, banche e hedge fund siano diventati meno netti”, spiega Luca Ramella, managing director di Alix Partners.
“Il turnaround sta sollevando un potente interesse, per la possibilità di allargare considerevolmente la tipologia dei potenziali deal”, conferma Maurizio Bernardi, avvocato dello studio Agnoli Bernardi e Associati. Bernardi sottolinea come fra le novità più interessanti della nuova legge fallimentare vi sia il “riconoscimento formale degli accordi di ristrutturazione di tipo privatistico”. E il fatto che, se il valore intrinseco dell’azienda lo giustifica, “si possono fare operazioni prima non previste dall’ordinamento, come dare azioni ai creditori o bond alle banche, per salvare l’impresa”.
Fra i primi a muoversi è Atlantis Capital Special Situations, che, per ora, chiude l’acquisizione di Giòstyle per 13 milioni. Un successo, spiega Francesco Sogaro, uno dei due amministratori delegati di Atlantis, che porta nuove richieste da parte di investitori istituzionali. “Penso che riapriremo il fondo, arrivando (da 62 milioni attuali, ndr) vicini al tetto che ci siamo posti di 100 milioni”, anticipa Sogaro, aggiungendo che Atlantis “sta oggi valutando quattro possibili investimenti”.
Ancora in attesa di chiudere il primo deal è Orlando Italy Special Situations, branch italiana di un fondo tedesco guidato da Pierdomenico Gallo e Gianni Mion. “Riteniamo che il mercato del private equity sia molto affollato. C’è spazio per guardare a imprese che presentano criticità, in termini di debito, di successione, spostamenti di mercato dovuti alla globalizzazione od opportunità che si creano da spin-off”, argomenta Gallo.
E’ ancora in fase di raccolta Breva, holding per “special situations” con obiettivo attorno a 30 milioni, emanazione diretta di Parsec Finance, società di consulenza guidata da Mauro Vacchini. “I sottoscrittori di Breva sono imprenditori e professionisti, una sorta di piccolo club di investitori. Stiamo già guardando un paio di investimenti”, anticipa Vacchini.
Intanto il gruppo di private equity Apax Partners avvia la raccolta del prossimo fondo dedicato ai buy-out. Lo dice una fonte vicina alla vicenda. Apax punta a raccogliere almeno 8,5 miliardi di euro per il nuovo fondo, chiamato Apax Europe VII. L’operatore di private equity, spiega la fonte, ha l’obiettivo di una prima chiusura della raccolta a febbraio 2007, con closing finale nel secondo trimestre dell’anno prossimo. In Italia, Apax Partners è guidata da Giancarlo Aliberti.

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